La Grande Fuga 6
LA SPERANZA - The Hope
Era buio, anche se molto caldo, come se avesse coperte avvolte attorno ad ogni parte del corpo. Un senso di serenità stava invadendolo, facendogli solo desiderare di arrendersi all'oscurità. Non c'era alcun dolore o preoccupazione e in qualche modo, sapeva che se la luce fosse arrivata, non avrebbe mai ritrovato una simile pace, per quanto vivesse. Iniziò a cedere, a farsi trasportare dalla piacevole oscurità delle tenebre, quando ricordò qualcosa d'altro che non ci sarebbe stato. Lì poteva non esserci alcun dolore, ma nemmeno c'era alcun piacere. Solo un pacifico stordimento, e si chiese quanto a lungo poteva bastargli. Lottò per svegliarsi e l'oscurità divenne così densa da inghiottirlo. Non riusciva a respirare, così lotto più duramente. Le tenebre iniziarono a ritirarsi e silenzioso, ghignò alla sua piccola vittoria, ma non per molto. Una soffocante stanchezza iniziò a sopraffarlo, e stava quasi per schiacciarlo, quando si scontrò con il ghigno che ancora non se ne era andato. Combatté frenetico lo stordimento che dava spazio alla paura, e all'improvviso seppe che stava battendosi per la propria vita. Cercò di chiamare aiuto, non voleva morire, e nemmeno riusciva a sentire i suoi propri lamenti. L'oscurità era troppo fitta. Infine, le tenebre arretrarono, e udì una voce. Lottò con più forza e la voce divenne più forte. Suonava come se stesse gridando un nome, il suo nome. Aprì gli occhi e fu accecato dalla luce brillante, Li richiuse rapido e si voltò verso la voce.
"Severus,"disse di nuovo la voce.
"Sì, Albus," rispose Snape, la voce debole suonava strana al suo orecchio. Snape alla fine aprì gli occhi per vedere Dumbledore in piedi vicino al suo letto, una ruga di preoccupazione che increspava la sua fronte. "Quello che hai fatto è stato molto pazzo, Severus. E molto coraggioso. Potremmo farti capo dei Grifondoro," gli disse Dumbledore, con un sorriso che rimpiazzava la smorfia di prima.
Snape fece la faccia scura al Preside, ignorando i vari sogghigni e rantoli degli altri occupanti della stanza. Non pensava che fosse una cosa tanto divertente. Anche se fosse stata vera … "Come sta Harry?" chiese, la preoccupazione che immediatamente gli riaffiorava nella memoria.
Cercò di alzarsi di scatto, ma ricadde indietro nei guanciali, stordito. Provò di nuovo e sentì una mano forte premere sulla sua spalla e trattenerlo dove stava.
"E' lo stesso, Severus." Gli disse serio Dumbledore. "Gli abbiamo dato la pozione, così speriamo che si svegli in un paio di settimane."
"Il libro diceva che ci voleva tutto quel tempo per una persona andata così lontano…" aggiunse Dumbledore allo sguardo tagliente che Snape gli aveva lanciato.
Snape chiuse gli occhi per il dolore, mentre sussurrava con voce piena d'angoscia,"Se si sveglierà."
"Lo farà ," esclamò Sirius sopra un singhiozzo mezzo soffocato di qualcun altro nella stanza. Snape sospettò che potesse essere la Granger, o forse i più giovani Weasley.
"Il tempo ce o dirà," disse Dumbledore prudente. "Ma spero che tu abbia ragione, Sirius."
Snape riaprì gli occhi e guardò nella direzione dove aveva sentito la voce di Sirius. Era abbastanza certo, là c'era Harry, che giaceva pallido e immobile nel suo letto. Strinse le palpebre chiudendo gli occhi e pregò che tutto non fosse stato inutile…
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Gli occhi rossi di Voldemort rotearono, mentre continuava a fissare la massa tremante e sobbalzante che un tempo era stata Matilda Snow. Aveva appreso molto dal suo interrogatorio, anche se il grosso lo sapeva di già, e gli mancava solo la conferma.
Così a Snape piaceva davvero fare giochi. E giochi da spia, niente meno. Bene, anche a lui piaceva giocare. "Codaliscia, voglio il Labirinto pronto entro la settimana. Abbiamo un nuovo topo con cui poter giocare," ordinò gioioso Voldemort.
Codaliscia esitò prima di affrettarsi a vedere come trasformare in realtà il desiderio del padrone. Voldemort scoppiò in un'alta, crudele risata al pensiero del piccolo capriccio e guardò divertito mentre la figura ai suoi piedi si scuoteva un poco, di certo per il dolore.
"Non preoccuparti, mia cara,"le disse. "La tua sofferenza è finalmente finita." Gli occhi rossi brillarono di uno strano colore marrone, quando la luce verde divise la notte e il grido "Avada Kedavra," fece sollevare in volo gli uccelli vicini. La figura rimase immobile fino a quando il sole ancora una volta si portò via la notte e il malvagio se ne andò, ridendo, il sentiero dietro di sé.
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Il mondo stregonesco si svegliò l'indomani per piangere per rabbia e disperazione. La loro speranza era caduta e il mondo era sul punto di di essere sopraffatto dalle tenebre.
FINE