
LE RIFLESSIONI - The Reflections
Lupin iniziò la sua ricerca su qualsiasi libro di Pozioni della sezione Arti Oscure della biblioteca. Cercò veleni antichi, antiche note su veleni e i loro effetti, come pure resoconti di veleni conosciuti nell'epoca medioevale, sia stregoneschi che Babbani. Non riuscì a trovare niente. Sapeva che, se non avesse trovato niente presto, Harry sarebbe morto. Lupin aveva un sacco di ragioni per non desiderare che accadesse, non ultima, che del ragazzo gli importava davvero. Durante le lezioni assieme, Lupin aveva visto in Harry lo stesso fuoco e lo stesso talento che aveva visto in James e in Sirius. Anche in Snape, sebbene fosse riluttante ad ammetterlo. E gli pareva che lo stesso Snape fosse arrivato ad accorgersene. Un risultato che sbalordiva lo stesso Snape.
Lupin scosse la testa e fece ipotesi su Snape.. L'uomo così freddo non era mai apparso così umano come quando lui e Sirius lo avevano trovato con Harry. Sembrava piuttosto un padre preoccupato che si protendeva sul suo bambino ammalato. E poi, quando Snape aveva affidato Harry a Madama Chips… Nessuno si era atteso di vedere un simile sguardo attraversare il suo viso, al rantolo d'orrore che l'infermiera aveva gettato. Mentre era vero che era difficile prendere Madama Chips con la guardia abbassata a quel modo, che solo ribadiva quanto fosse davvero grave la situazione di Harry, non era certo una scena che avrebbe dovuto provocare la reazione così eclatante di Snape. Ma era successo. Per un attimo, Lupin era andato così lontano da credere che lo Snape dal cuore freddo si sarebbe finalmente spezzato e forse una lacrima sarebbe scivolata lungo il suo viso. L'angoscia sulla faccia dell'altro stregone era così marcata che Lupin era certo che si era dovuto trattenere per non singhiozzare, come pure lo stesso Lupin avrebbe voluto piangere nel vederlo. Poi l'espressione normale di Snape, annoiata e fredda, era tornata, e aveva seguito Madama Chips tra i letti per continuare a vegliare Harry, mentre lui era su un letto vicino. Lupin sospirò, e decise che non avrebbe mai potuto capire Severus Snape. Poteva solo sperare che, se in qualche modo Harry fosse riuscito a sopravvivere, qualsiasi cosa fosse accaduta tra Harry e Snape, non avrebbe sconvolto il suo rapporto con Sirius. Non credeva che il cuore di Sirius avrebbe potuto reggere tanto. Sirius era l'altro motivo per cui Lupin non voleva che Harry morisse. Il suo ultimo amico che aveva al mondo sarebbe morto e sarebbe stato solo anche a rimpiangerlo. Era un destino che Lupin non voleva affrontare.
Lupin voltò un'altra pagina in un volume assai largo, e trovò qualcosa di molto interessante verso la metà della pagina.
Il veleno, Syncocid, è un assassino molto antico e virulento. I suoi sintomi iniziano con una febbre che lenta sale a gradi pericolosi. Il paziente inizia a sudare e subito si indebolisce, sebbene questa debolezza ci mette il suo tempo a sopraffare la vittima. Poi il paziente diventa malato in modo violento, a causa del veleno che inizia a distruggere i tessuti dello stomaco e dell'esofago. Se la vittima ha fortuna, perde conoscenza adesso. In altro modo, continua a soffrire in agonia, il respiro strozzato e il corpo incapace di far altro che attendere la morte. Presto o tardi comunque, perdono conoscenza e cadono in un sonno profondo che si trasforma nel sonno della morte nel giro di una settimana da quando hanno perso conoscenza.
Lupin sedette in silenzio, shockato, capace solo di fissare le parole critte sulla pagina. Dopo un momento si riscosse e cercò frenetico per qualsiasi nota sulla cure, C'era solo una linea sull'argomento:
Solo il sacrificio di sangue amato potrà salvare quello che astio e odio vorrebbero levare.
Lupin decise che d'ora in avanti avrebbe odiato gli indovinelli. Con un morbido sospiro, Snape segnò la pagina e ripose il libro accanto a parecchi altri. Poteva proseguire la sua ricerca con Sirius e Harry nell' Infermeria. Avrebbe detto a Madama Chips dell'indovinello. Forse, poteva sapere cosa volesse mai dire.
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Snape camminò svelto verso il suo ufficio nel sotterraneo. Il corpo ancora gli doleva assai, e niente avrebbe desiderato quanto poter dormire, ma non poteva sopportare il pensiero di quello che sarebbe successo a Harry, se si fosse concesso il sonno. Era certo di aver letto di quel veleno in uno dei suoi libri, il che, se era vero, significava che probabilmente poteva trovare una cura per quel povero ragazzo. Chiuse la porta dell'ufficio sbattendola quando entrò, e si fece cupo. Adesso, doveva ricordare in quale libro stava il veleno. Snape si diresse verso i suoi libri e iniziò a scorrerli, leggendo i titoli con impazienza e cercando il libro giusto. La sua biblioteca era formata da molti libri nuovi e vecchi su pozioni di ogni tipo e pochi potevano vantarsi di avere titoli come quelli che componevano la sua collezione. Sapeva che se la risposta poteva esser trovata, l'avrebbe potuta scovare in uno di quei libri. Snape si accasciò con un'espressione pensierosa. Se quell veleno non veniva curato da almeno cinquecento anni, non si sarebbe trovata risposta in nessun libro degli ultimi cinquecento anni. Proprio per andare sul sicuro, aggiunse altri cento anni. Se Snape ricordava bene, aveva solo due libri che corrispondevano a quella descrizione. Tirò fuori il primo libro, con la vaga sensazione di qualcosa che andava storto. Spulciò le pagine e imprecò quando non trovò niente. Sospirò, sedendosi di nuovo, sentendosi sconfitto. Quando estrasse il nuovo libro e lo pose davanti a sé, lo fece con un sospiro di rassegnazione. Improvvisamente dubitò di sé e si sentì come quando era andato da Dumbledore e gli aveva chiesto aiuto per sfuggire alla sua vita di Mangiamorte, e iniziò a leggere.
All'incirca verso metà, trovò quello che stava cercando. Sedette rapido, il cuore che batteva trionfante. C'era una pagina dove stavano le indicazioni per curare Harry - e Snape aveva tutti gli ingredienti. Anche se avrebbe dovuto saccheggiare la serra della Professoressa Sprouts per averne uno. Si abbandonò a un sorriso brillante che gli attraversò la faccia, prima che gli occhi cadessero sull'ultimo ingrediente, da aggiungere un'ora prima che la vittima bevesse l'antidoto. Qualcuno doveva garantire a Harry il suo sangue. Sangue diretto, di arteria. Sangue sacrificato con piena consapevolezza, con l'intento disinteressato di salvare la vita della vittima. Snape conosceva le implicazioni di un tale gesto. La quantità di sangue richiesto poteva svenare il donatore, forse ucciderlo prima che il sanguinamento potesse essere fermato. E tutto per un teenager ossuto con una cicatrice a forma di fulmine. Il cuore di Snape accelerò per il panico, poi si calmò. Ci sarebbe stato il pienone di donatori per Harry. Sirius se ne stava in prima linea. Ma si fermò.
Snape rimase in piedi sulla soglia e si chiese perché esitava. La vita di Harry era in pericolo e lui se ne stava sulla soglia. Doveva portare Sirius laggiù - Quello era il problema. Snape non voleva che il donatore fosse Sirius. Snape era stato salvato da Dumbledore una volta che era stato vicino a morire, sebbene per motivi molto diversi. Era stato salvato di nuovo da tre piccole parole dette in un gemito da Harry, "Per favore, stai attento." Snape poteva ancora vedere la faccia di Harry, mentre sussurrava quelle parole. Era stato così preoccupato per lui, gli importava così tanto. Nessuno aveva temuto per Snape da anni, eccetto lo stesso Dumbledore, che aveva fatto spontaneamente un mondo di bene. E poi Snape rammentò qualcosa d'altro, ricordò quello che la donna che li aveva tenuti prigionieri aveva detto: "Perché ti ama. Sei il suo piccolo ragazzo." Era vero. Voleva bene a Harry. Non sapeva quando o come era avvenuto, ma una volta durante tutti i suoi sotterfugi e le crudeltà, si era innamorato del Ragazzo -Che- Sopravvisse. Harry era come il figlio che lui non aveva mai avuto. Non che ne desiderasse uno, ma sentiva di averne uno comunque. E adesso doveva salvarlo, dare a Harry il sacrificio di sangue consapevole che provasse la sua redenzione. E forse, avrebbe provato la redenzione di un vendicativo Maestro delle Pozioni. Snape lasciò l'ufficio con passo determinato, deciso a trovare l'unico ingrediente di cui adesso aveva bisogno.
LA CURA - The Cure
Hermione si affrettò sul sentiero che poratva a Hogwarts cercando disperatamente di non perdere di vista Ron e I gemelli. Per sfortuna, le loro gambe più lunghe delle sue la sorpassarono per velocità e trovò che i loro corpi apparivano sempre più piccoli e indistinti man mano che la distanza tra loro aumentava a dismisura. Si fermò e crollò in ginocchio, ansimando, quando perse di vista i ragazzi e loro entrarono nel castello. Sedette per qualche attimo, augurandosi che Harry sarebbe stato bene quando lo avrebbe rivisto. Sperando che si fossero sbagliati quando le avevano detto che era mortalmente malato, e che sarebbe stato curato da quando avevano ricevuto il gufo che annunciava del suo salvataggio. Alla fine si rimise in piedi e fece un altro scatto verso la porta; questa volta la raggiunse, e si fermò solo una volta che fu arrivata alle porte aperte. Là ansimò un attimo, prima di proseguire il suo affannato percorso verso l'infermeria, dove, finalmente, lo vide.
Sulle prime vide solo Ron e i gemelli Weasley in piedi attorno a un letto. Avanzò lenta dalla porta d'entrata, il cuore che batteva rapido mentre una sensazione di dolorosa contrazione si diffondeva nello stomaco. "Ron?" chiese con esitazione, sapendo che in quel letto dovesse esserci Harry. In un impulso di disperazione, chiamò pure, "Harry?"
Ron si girò a guardarla, la faccia cupa e lunga. I gemelli Weasley iniziarono a spostarsi dall'altra parte del letto, per fare più spazio a Hermione. Lei proseguì il suo cammino nella stanza, oltrepassando un silenzioso Sirius e Lupin, poi si fermò mentre Ron si spostò dalla sua linea di visuale così lei poté vedere Harry. Vide solo la figura esanime nel letto, pallida e malconcia, che appariva per tutti come fosse già morta. Con un singhiozzo, Hermione seppellì la faccia tra le mani.
"Hermione," disse piano Ron, ma fu abbastanza rumoroso da irrompere nei suoi pensieri. Hermione scosse la testa, il dolore le aveva sottratto la voce. A malapena guardò su, mentre faceva cadere le braccia e correva verso Ron. "Oof," Ron gridò quando lei lo colpi. Le sue braccia si sollevarono per abbracciarla, per istinto, e quando la sorpresa iniziale fu sfumata, rimasero lì. Hermione continuo a piangere per l suo amico caduto mentre Ron le affondava la testa nei capelli, ignorando i miagolii dei suoi fratelli dal cuore spezzato. Nemmeno l'esclamazione di sorpresa di sua madre riuscì a scuotere i due, che rimasero in piedi, a condividere il loro dolore, mentre in silenzio giuravano che non avrebbero mai più lasciato il fianco di Harry.
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Snape aveva raccolto tutti gli ingredienti insieme e li aveva messi nell'antidoto; ora gli restavano solo due cose da fare. Sospirò, lasciando ferma la pozione per qualche minuto in più sul fuoco, e andò verso il gufo bruno della scuola, che prima aveva portato giù. Prese la lettera che aveva scritto in precedenza e, rapido, la attaccò alla zampa del gufo. Non voleva leggerla di nuovo. Sapeva che suonava troppo come un messaggio da suicida e non aveva voglia di ricordare a sé stesso che, molto probabilmente, non sarebbe vissuto abbastanza a lungo da vedere l'alba. Snape guardò verso il calderone e avvertì una sorgente di panico destarsi nel suo cuore e nella mente.
'Oh.. Cosa stai facendo!" gli gridò il suo istinto di sopravvivenza. "Vuoi davvero morire per un ragazzino scheletrico e idiota?" E figlio di James Potter, niente di meno !" Snape scosse la testa e pensò a come poteva essere la vita senza Harry. Di certo, più tranquilla. Niente più insolente Ragazzo Meraviglia attorno, a infrangere regole e fargli prendere attacchi di cuore ogni anno. Ma senza di lui, non c'era più speranza nel mondo stregonesco. Harry era la speranza del mondo dei maghi poiché era miracolosamente scampato all'attacco di Voldemort, e non perché avesse fatto niente per guadagnarsi il suo status. Era semplicemente un comodo vessillo su cui focalizzare l'attenzione di un mondo terrorizzato, una luce, per così dire, che li conducesse via dalle tenebre. E senza quella luce, tutti sarebbero stati persi. Severus Snape incluso.
Snape guardò giù ai suoi libri antichi e ricordò tutto della miracolosa fuga dalla morte di Harry. Il ricordo di ogni fatto un giorno avrebbe fatto imbiancare i capelli di Snape, ma sapeva che avrebbe voluto che ci fossero molte altre disavventure, per farlo bianco come Dumbledore. Harry non era solo la sua speranza, era una persona che Snape non voleva vedere alla fine schiacciata dalla morte.
"Portala a Dumbledore e fai in fretta," se ne uscì Snape in un momento di coraggio. Guardò triste il gufo volare fuori dalla finestra dalla bifora; lesse l'ora e scrisse il tempo, e quando sarebbe stato sicuro Harry, per fargli bere la pozione. Snape sollevò un coltello lungo e sottile, la lama ondulata brillava alla luce del fuoco, e con passi volutamente lenti si avvicinò al calderone ribollente. Abbassò rapido la fiamma, così che la pozione si sarebbe raffreddata, e sollevò il braccio sul calderone. Il marchio oscuro pareva brillare malevolo sulla pelle bianca del braccio morbido, facendo crollare ancora una volta il coraggio di Snape. Chi avrebbe protetto Harry senza lui lì?
Si scosse e alzò il coltello, la mano che tremava mentre il braccio rimaneva immobile come pietra. Con un rapido taglio netto, la vena fu aperta e il sangue rosso cupo scorse fuori e colò nella pozione, che divenne color argento brillante. Snape guardò impassibile il sangue che scorreva, le emozioni troppo forti per lui, per continuare a sentirle dominandole.
"Per te, Harry," disse con una voce che suonava già come il sussurro di uno spettro. "Vivi anche per me."
Snape sentì che iniziava a scivolare sul pavimento e si trattenne sul bordo del calderone. Ignorò la pelle che bruciava contro la pentola e strinse la mano per dare a Harry quanto più sangue avesse potuto. Presto si trovò di nuovo a scivolare a terra, e stavolta non oppose resistenza. Non lottò nemmeno quando l'oscurità venne a abbracciarlo nelle sue braccia tiepide e dolci.

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Dumbledore camminò spedito verso l'infermeria. Voleva parlare a Molly e Arthur Weasley di Harry, e discutere con tutti dell'enigma che Lupin aveva trovato. Non gli era mai passato per la mente che Snape non potesse essere lì, perché sapeva che Madama Chips in teoria poteva essere una leonessa e credette che lo avesse già 'persuaso' a tornare per un po' di riposo. Fu sorpreso quindi, quando entrò in infermeria e scoprì che Snape mancava. Comunque, non era troppo sorpreso, Snape non era mai stato un uomo molto sentimentale e di conseguenza poteva non voler rimanere in una stanza dove, al momento, Ron e Hermione si coccolavano mentre vegliavano Harry. I suoi occhi blu ammiccarono mentre si domandava quanto ci avrebbero messo, finite le scuole, a dargli un nuovo bambino Weasley con capelli cespugliosi e abitudini da secchione.
Un gufo marrone volò nella scuola, facendo sollevare a Hermione la testa, per guardarlo, mentre lei pensò a un demone venuto a rubarle il migliore amico. Dumbledore ghignò e permise all'uccello di posarsi sul suo braccio. Dumbledore slegò la lettera dalla zampa del gufo e gli permise di volare di nuovo alla guferia, chiedendosi chi, nella scuola, si sarebbe preso la briga di mandargli un gufo per parlare con lui. La faccia impallidì sotto la barba bianca, mentre gli occhi si sgranavano per l'orrore.
"Severus..." rantolò incredulo.
"Albus?" chiese Madama Chips, fissandolo preoccupata. Gli altri nella stanza divennero ancora più silenziosi ancora prima di capire cosa annunciava l'espressione sul suo viso.
"Madama Chips, troviamoci nell'ufficio di Severus," le disse rapido. "Svelta!"
Dumbledore si voltò ruotando su sé stesso, ed era andato via così rapidamente da lasciare gli altri presenti a sbattere gli occhi per la velocità. "Pazzo!" disse, sperando disperatamente di poter fare in tempo. "Perché non mi hai aspettato, Severus?"
Quando alla fine giunse nei sotterranei, Dumbledore era senza fiato, ma si impose di non rallentare fino a quando non fu davanti alla porta dell'ufficio di Snape. Dumbledore spinse le porta per aprirla con un forte cigolio e rimase impietrito per l'orrore, alla vista che incontrarono i suoi occhi.
Severus Snape giaceva disteso in una pozza del suo stesso sangue,che si andava allargando sul pavimento, vicino a un calderone che ribolliva piano, pieno di quello che era, di certo, l'antidoto per Harry. La pelle, più pallida del solito, risaltava nella luce che languiva mentre il sangue versato cercava di nasconderlo portando con sé ogni vergogna che poteva avere avuto nella sua vita. Dumbledore corse al fianco di Snape, col cuore in gola, inorridito nel vedere cosa era accaduto. Strappò malamente una striscia di stoffa dagli abiti di Snape e la avvolse stretta sulla ferita.
"Dum...Dumble..." Snape rantolò meglio che poteva. La testa di Dumbledore scattò per fissare dentro gli occhi neri e profondi di Snape, mentre questi cercava di continuare a parlare. "Al...bus.. salva..Harry...digli...che..deve vivere…" Snape lo disse più svelto che poté, per essere sicuro che il messaggio uscisse di gola.
Dumbledore annuì rapido e Snape, soddisfatto, fece un lieve sorriso e ricadde indietro, chiudendo gli occhi; un sospiro soddisfatto gli uscì dalle labbra. Pieno di paura, Dumbledore tastò il collo di Snape per sentire la pulsazione, con le dita scivolose per il sangue. Cacciò un sospiro di sollievo. Snape era vivo. Dumbledore doveva solo badare che rimanesse vivo - e anche se Snape non ce l'avesse fatta, in suo sacrificio non sarebbe stato inutile.