LO SCOGLIO - The Ledge
La notte era bellissima, con una spruzzata di stelle che rimpiazzavano la mancanza della luna. Una brezza soffiava attraverso gli alberi e sulla terra, e portava il profumo dell'Oceano. Si potevano ascoltare parecchie creature della notte zampettare nel sottobosco, vicine agli alberi o nei cespugli. Si sentiva il tubare dei predatori affamati appena gli animali più piccoli si avventuravano più lontano di quanto non sarebbero stati al sicuro. Sfortunatamente, né Snape né Harry potevano godersi la meravigliosa notte d'estate. Harry non si era ancora svegliato dal suo ultimo svenimento e Snape era troppo preoccupato del suo giovane carico da ricordarsi di fare attenzione al sentiero. Così, era solo sorprendente, per lui, esser tornato a piedi verso le scogliere.
"Come ho potuto far questo…" mormorò amaro Snape. Era mezzo tentato di incolpare Harry, siccome il ragazzo sembrava capace di dare problemi, anche in stato d'incoscienza. Snape sospirò, frustrato. Adesso doveva voltarsi e ripercorrere tutta la strada all'indietro senza cercare un certo aspirante Mangiamorte. "Sei stato ben ricompensato di tutti i guai che hai provocato, ragazzo," grugnì Snape rivolto a Harry. Ma ne era convinto solo a metà. Normalmente Snape avrebbe incolpato Harry di qualunque cosa era accaduta, per la sua natura incapace di dire 'buonanotte', ma questa volta Snape si trovò a non avere il cuore di farlo. Harry non si era cercato niente di quanto era accaduto, e Snape sapeva che aveva fatto del suo meglio per aiutare. In ogni caso, Snape gli avrebbe sempre potuto attribuire l'abilità di attirare guai da situazioni in cui altri non riuscivano, così non era così preoccupato dal cambio di sentimenti. Sapeva che sarebbe stato sempre capace di rimproverare il ragazzo più tardi. 'Se sopravvive…' pensò tra sé, scostando un ciuffo di capelli dalla fronte di Harry.
Snape era sempre in piedi vicino al bordo della scogliera, si voltò a scrutare il mare un'ultima volta,di certo chiedendo la forza per entrambi di sopravvivere alla notte, prima di voltarsi e riprendere la via che aveva scelto per ritornare all'Osteria del Mago Bianco. Iniziò, sollevando la bacchetta alta e dietro, mandando Harry più vicino al baratro di quanto non fosse saggio, e si trovò a fronteggiare la sagoma scura.
"Professor Severus Snape. Chi poteva sapere che un traditore come te potesse essere così leale e costante?" chiese retorica la sagoma scura. Snape si incupì e fece scendere lentamente Harry al suolo.
"Se vuoi un duello, lo avrai, pazzo," grugnì Snape. Stava soffrendo per il polso e il mal di testa, era preoccupato fino alla nausea per Harry, era affaticato per il correre. Era pronto a combattere, anche se voleva dire che doveva fare finta di essere Hagrid e spezzare in due quell'idiota. Specialmente se avesse potuto spezzare in due l' idiota.
La sagoma scura rise e sollevò la bacchetta, "Duello? Perché? Ti ho già proprio dove desidero." Mormorò qualche parola che Snape, nella sua rabbia, non poté udire, e poi levò la bacchetta. "Vedi?" e Snape poté sentire la gioia crudele della domanda.
"Harry," rantolò Snape, appena comprese, il terrore addosso. Si voltò lento, consapevole di cosa avrebbe visto. Harry fluttuava sopra il limite della scogliera, era ancora svenuto e assomigliava sempre di più al ragazzino che era.
"Molla la bacchetta," gli disse trionfante la figura scura. Snape lasciò scivolare la bacchetta dalle dita raggelate all'improvviso, lo sguardo che mai lasciava il ragazzo che galleggiava.
"Lascialo andare," disse Snape alla sagoma oscura, con voce morbida. Quella voce era una di quelle che avrebbe sorpreso lo stesso Dumbledore. Era fredda, priva d'emozione, come se, prima di parlare, ogni speranza e fede fossero fuggite via col respiro.
La figura scura squadrò Snape per un attimo lungo abbastanza perché gli occhi imploranti dell'uomo si incrociassero coi suoi, prima di scoppiare a ridere. "E rischiare l'ira dell'Oscuro Signore? Mai," strillò "In fondo, non sopravviverà, anche se ti accontento. Pare che uno dei miei soci si sia lasciato trasportare un po' troppo… " proseguì facendo oscillare un po' il corpo di Harry.
Gli occhi di Snape balzarono su Harry, ma solo per un attimo. "Cosa vuoi dire? Cosa gli hai fatto?" chiese con la stessa voce di prima, ora appena intaccata dalla curiosità attenta.
"Tu -" iniziò la sagoma scura, ma non riuscì a finire che un'esplosione la rovesciò indietro, il cappuccio cadde rivelando lunghi capelli marroni e la faccia tonda di una donna cha appariva familiare a Snape. Fu un attimo, e balzò per acchiappare Harry.
"Harry," Snape gridò mentre balzava, le braccia tese in un disperato tentativo di raggiungere Harry prima che sparisse nello strapiombo. Per quell'istante, nulla esisteva se non sé stesso e Harry. Non fece caso al corpo che gridava di dolore al solo muoversi. Non badò al grosso cane nero che inseguiva la donna sul sentiero verso la scogliera. Non fece caso a uno stralunato Remus Lupin che correva verso di lui. Tutto quello che sapeva era che Harry stava morendo. Harry iniziò a scomparire sull'orlo del baratro, la testa in giù e il corpo ancora floscio. Snape fece un ultimo sforzo col coraggio che gli restava e agguantò…
Agguantò un piede di Harry. Per un istante, Snape non fece niente, poi iniziò a tirare su il ragazzo. Snape sobbalzò e quasi lo mollò quando Lupin si gettò accanto a lui per aiutarlo. Lupin puntò la bacchetta a Harry e, con un incantesimo rapido, lo sollevò in aria e lo fece atterrare con delicatezza dietro di loro.
"Cosa è successo, Severus?" chiese Lupin mentre arrancava verso Harry. Snape non gli rispose. Era troppo occupato ad arrivare da Harry così da poter controllare i suoi danni. Sfortunatamente, cercò di nuovo di posare il peso sul polso rotto, e cadde di fianco.
"Severus," disse Lupin, allarmato.
"Come sta?" riuscì a sibilare Snape, nonostante il dolore.
"Svenuto," rispose Lupin con un sospiro, mentre cercava di sdraiare Snape sulla schiena. Snape non avrebbe voluto avere niente a che vedere con gli sforzi del lupo mannaro, e continuò soltanto a strisciare verso Harry, gemendo," Hanno fatto qualcosa a Harry…"
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Sirius inseguì la donna Mangiamorte giù per il fianco della scogliera, ma si fermò prima di avere raggiunto la spiaggia. Per quanto volesse punire la donna responsabile della sofferenza del figlioccio, era abbastanza calmo da ricordare che non poteva affrontare l'Oscuro Signore da solo. Sfortunatamente, per la donna, non aveva altra scelta che fronteggiarlo, sola e disarmata, in quanto aveva perso tempo prima la bacchetta.
"S-S-Signore," balbettò, crollando in ginocchio per la paura.
Sirius poteva vedere il suo tremore e pensò che sembrava che Hagrid la stesse scuotendo per svegliarla. L'Oscuro Signore sorrise malvagio guardandola, gli occhi scarlatti che si perdevano nelle tuniche nere. "Così tu sei sola?" chiese a bassa voce.
"S-s-s-s-s-s-sì, S-S-S-ignore," balbettò di nuovo , "S-s-sono M-M-Matilda S-S-Snow."
Le ghignò, mandando tocchi gelidi lungo la schiena della donna e di Sirius, "Ricordo Snow e sua moglie… Lui era un Mangiamorte molto leale che morì in mio servizio. E lo era anche sua moglie." Voldemort sollevò la sua bacchetta e gridò, "Crucio!"

FUGA VERSO HOGWARTS - The Hogwart's Escape
Un tremito corse lungo la schiena di Sirius mentre guardava la donna, Matilda Snow, cadere a terra agonizzante. Una volta a terra, si contorse mentre l'Oscuro Signore la sovrastava guardandola gioioso. Voldemort diede in una risata acuta che fece sussultare Sirius dalla paura e dal dolore che la risata infliggeva sull'udito sensibile di cane. Fece caso a Codaliscia che esitava riparandosi contro l'alto muro della scogliera e represse l'istinto improvviso di rincorrere il sorcio.
"Non ricatterai Voldemort, ragazza," disse Voldemort alla Snow, cessando di ridere.La Snow si era raggomitolata come una palla e gemeva. "I tuoi genitori erano così menefreghisti da non insegnartelo," proseguì prima di maledirla nuovamente. Le grida della Snow questa volta causarono il bisogno di latrare per il dolore alle orecchie. Era un bisogno a cui per poco non si arrese. "Dove sta?" chiese velenoso l'Oscuro Signore dopo un minuto. "Non credere di nasconderlo a me."
Snow si ritrasse dall'Oscuro Signore, terrorizzata. Scosse la testa con uno scatto mentre cercava di appallottolarsi di più su sé stessa. Sirius in pratica poteva avvertire la sua paura, mentre guardava i suoi movimenti pieni di terrore. L'aria crepitò di odio e dolore mentre Voldemort malediva la Snow di nuovo. Questa volta la sagoma floscia della donna diede in un'orribile scossa e rimase immobile con un grido mozzato. Per un attimo, Sirius credette che fosse morta, un'altra vittima da aggiungere alla lista dei delitti di Voldemort, poi vide il petto alzarsi e abbassarsi in respiri corti e tremanti. Al saperlo, Sirius si sentì sia sollevato che pieno di rimpianto.
"Tirala su," ordinò Voldemort a Codaliscia, che era ancora occupato a nascondersi nelle ombre della scogliera. "Voglio sapere dove è Potter e l'identità di questo traditore. Se un traditore esiste."
Codaliscia iniziò ad accorrere verso la Snow e un'ondata di terrore attraversò Sirius. Per quanto desiderasse uccidere Codaliscia per quanto aveva fatto, Sirius non voleva essere scoperto da Voldemort. Sapeva di non poterlo sconfiggere, e la sua vita significava troppo per Harry, da gettarla via così senza motivo. Sirius si voltò e corse veloce indietro sul sentiero, sperando che Codaliscia non avesse fatto caso a lui. Corse ben accostato al fianco della scogliera dove aveva lasciato Lupin con Harry. Sperava solo che Harry stesse bene. All'improvviso si ricordò d'aver visto Harry ondeggiare alto sopra lo strapiombo della scogliera e fece uno scatto in velocità mentre una sensazione disperata iniziava a posarsi sul suo cuore.
'Devi essere vivo, Harry. Per favore, vivi.' Sirius implorò in silenzio. Presto sagome inginocchiate a terra vennero in vista davanti a lui e Sirius cacciò un uggiolato felice. Si era dimenticato che anche Snape era lì e pensò che Harry e Lupin fossero semplicemente seduti mentre lo attendevano. Sirius sentì la bile risalire per la gola, appena si fece più vicino e vide che non era Harry che sedeva a terra con Lupin. Harry stava in mezzo ai due uomini, e appariva troppo inanimato per la tranquillità di Sirius. Sirius si precipitò fermandosi a fianco del corpo di Harry e si ritrasformò in uomo. Si chinò con mano tremante per spostare un ciuffo di capelli dalla fronte. La pelle di Harry era calda, così calda che Sirius poté avvertire il calore prima che la sua mano toccasse la carne. Il viso del ragazzo era di un pallore cadaverico e il solo colore che gli tingeva le guance veniva dalla febbre. Gli occhi erano chiusi, privi di qualsiasi movimento oculare che facesse parte di un normale sonno. Il suo corpo era inerte e inzuppato di sudore. Sirius non era proprio sicuro che il suo figlioccio stesse respirando sulle prime, ma presto tirò un sospiro di sollievo, appena vide Harry cacciare un debole e poco profondo respiro.
"Cosa è successo?" chiese volgendosi a Snape.
"Gli hanno fatto qualcosa prima che potessi raggiungerlo. Probabilmente prima che sapessimo che era scomparso." rispose Snape roco.
Snape fece per alzarsi e Lupin immediatamente si mosse per aiutarlo. "Lasciami solo," grugnì Snape e lo scosse via.
Sirius si accigliò, la rabbia verso il trattamento del suo amico si sollevò molto più facilmente del solito a causa della preoccupazione. "Sta cercando di aiutarti," Disse Sirius a Snape, rovente più di quanto avesse potuto. " Potresti come minimo far finta di essere grato."
Snape semplicemente guardò Sirius con gli occhi scuri, imperscrutabili. Lo sguardo non poteva essere infuriato, era così privo di emozioni, ma per qualche ragione Sirius trovò che lo turbasse più di qualsiasi altra cosa potesse aver mai fatto.
"Cosa hanno fatto a Harry," gli chiese Sirius, sforzandosi per fare la voce minacciosa.
"Non lo so," disse calmo Snape." Sulle prima, pensai che fosse solo malato. Non mi resi conto di quanto stava male fino a quando non scappammo dalla grotta. Così avevo pensato che fosse solo malato da quando era con i Babbani e poi dopo nella caverna."
"Caverna?" Lupin lo interruppe.
"Lo ho trovato in una caverne nascosta in basso in queste scogliere," rivelò Snape.
Sirius imprecò forte, il che parve scuotere Snape dal suo stupore, sobbalzò e si riprese.
"Perché stiamo bighellonando qui?" mugugnò irritato Snape. "Ogni momento che perdiamo qui per educare questo rozzo, è un momento del tempo che rimane a Harry che stiamo sprecando."
'Harry,' pensò Sirius, sorpreso, 'E da quando Snape lo chiama Harry?' Sirius aprì bocca per dare voce ai pensieri, ma la chiuse appena Snape usò la bacchetta magica per sollevare Harry su una barella invisibile, rammentandogli ancora una volta la sua condizione di padrino.
"Lo prendo io," disse Lupin, muovendosi per prendere Harry da Snape con la sua bacchetta. Snape si incupì guardando Lupin così che questi arretrò rapido e Sirius si domandò come potesse essere ancora vivo dopo un simile sguardo velenoso. La rabbia inondò Sirius all'occhiata, ma semplicemente questi si cambiò in cane. Non c'era tempo di iniziare inutili litigi, dovevano salvare Harry. Avrebbero potuto litigare in seguito. Camminarono per tutto il lungo cammino indietro verso la locanda, con solo un'occasionale fermata per controllare sia Harry che Snape, Sirius non aveva fatto caso prima, ma anche Snape era ferito malamente. Solo non avrebbe mai permesso a Lupin di prendergli Harry. Sirius non sapeva cosa lo turbasse di più, se la determinazione di Snape a salvare Harry in prima persona, o il fatto che Harry fosse ancora svenuto. E questo disturbava Sirius più di tutto. Perché poi doveva essere infastidito che Snape proteggesse Harry con tanto fervore. Probabilmente, per lui era solo un fatto d'orgoglio. Tutti sapevano che Snape odiava Harry, e non sarebbe cambiato in una notte. O no? La tensione guastava la notte bella senza paragoni, i colpi di tosse di Harry che la incidevano per aggiungere preoccupazione evidente.
Quando alla fine i quattro raggiunsero la porta della taverna, mancava poco all'alba, e si sentivano come se fossero passati anni dall'ultima volta che avevano riposato. Lupin balzò verso la porta e bussò forte. Si sentì un fragoroso "THUMP"seguito da accese bestemmie con la voce senza dubbio arrabbiata del taverniere assonnato. Qualche momento dopo, la voce fu seguita dalla sua faccia irata, quando aprì la porta.
"Voi di nuovo," ringhiò. "Non potevate aspettare almeno un'ora più decente ?"
"No," scattò Snape, prima che Lupin avesse la possibilità di aprire bocca. Snape stava usando una voce che se mai avesse usato in alcuna delle sue lezioni, il povero Neville Paciock sarebbe morto di paura. "Non vedi che abbiamo un ragazzo malato qui? Spostati da lì, idiota. Dobbiamo aiutarlo," proseguì Snape, molto fiero.
Gli occhi del locandiere si aprirono impauriti mentre stava davanti a Snape. Pareva così determinato da non spostarsi, quando all'improvviso fu scansato dalla moglie, che sbucò. "Un ragazzo? Avete trovato quel povero ragazzo," strillò la donna pienotta, gli occhi che gridavano preoccupazione. "Dove sta?"
"Qui," le rispose Lupin,"ma è molto malato. Dovremmo usare il vostro caminetto per aiutarlo in fretta."
"Oh, certo, certo," esclamò la donna e iniziò a correre verso la stanza principale. "Vi accenderò il fuoco."
Sirius seguì Lupin e Snape, gettando un ringhio spietato al taverniere. Si mostrò cocciuto nel deriderlo quando l'uomo impaurito quasi si storse un piede e corse a chiudere la porta principale. "Smettila di terrorizzare il povero oste, Snuffles,"gli disse pigro Lupin mentre guardava Snape adagiare Harry su un tavolo.
"Lo terrò io," disse Lupin a Snape, appena il fuoco fu pronto, "Potrò tenere una presa migliore della tua che hai un polso rotto."
Snape sembrò sul punto di arrabbiarsi, poi però si ritrasse e permise a Lupin di sollevare il corpo di Harry. La donna gettò Polvere Volante nelle fiamme e Lupin saltò dentro, trattenendo il corpo di Harry contro di sé e sistemandolo al meglio per il viaggio. Una volta che si fu stretto Harry addosso, chiamò, "Hogsmeade,"e sparì.
La donna gettò altra polvere nel fuoco e sorrise a Snape, "Ora prenditi cura del ragazzo e di te." "Grazie," le disse Snape mentre saltava nel fuoco con Sirius.
Sirus permise a Snape di posare un braccio attorno al suo collare e chiuse gli occhi mentre Snape chiamava roco, "Hogsmeade."
Si fermarono a mala pena abbastanza da far sapere a Madama Rosmerta de Le Tre Scope, prima che partissero per Hogwarts, Snape in testa con Harry di nuovo sulla barella magica.
"Ultimamente sei molto protettivo verso Harry, Severus," gli sussurrò Lupin. Poteva aver parlato al vento, per quanto lo considerò Snape. Snape semplicemente continuò a salire il sentiero verso la cupa, confortante sagoma di Hogwarts. Finalmente, quando avevano quasi raggiunto il castello, Snape disse deciso, " Non lascerò che nessuno gli faccia del male quando posso fermarlo, mannaro."
Sirius e Lupin erano così spaventati che mancarono uno scalini e inciamparono dietro a Snape per un attimo. Sirius sedette mentre Lupin proseguì. La sua mente era un vortice di pensieri mentre guardava le porte del castello aprirsi per far entrare Snape e Lupin. Sapeva che qualcosa era cambiato in Snape, ma non riusciva a immaginare cosa. Tutto quello che sapeva, era che lo agghiacciava. Snape e Lupin erano dentro e solo Dumbledore era rimasto in piedi nell'atrio. Sovrastava Sirius fissandolo con occhi tristi e seri. Quello, ancor più del comportamento strano di Snape, portavano il senso di terrore nel cuore di Sirius. Era come se lo avessero gettato di nuovo in Azkaban, solo senza la consapevolezza di essere innocente a proteggere la sua salute mentale. Sirius si levò e corse svelto quanto le sue zampe permettevano verso l'infermeria. Una volta lì, rallentò per fermarsi dietro Lupin, guaendo alla vista di Snape seduto nel letto accanto a quello di Harry. Sirius camminò accanto al fianco del letto di Harry, cercando di restare quanto più possibile vicino, per quanto potesse rivendicarlo, mentre faceva spazio a Madama Chips per lavorare sul ragazzo. Snape sbuffò per il suo comportamento, ma Sirius era orripilato nello scorgere qualcosa di molto simile alla paura nello sguardo scuro e indurito dell'uomo. 'Harry è salvo,' iniziò a cantilenare tra sé,'non lo perderò. Non perderò il mio figlioccio. Il figlio di James non morirà."
Sembrò un'eternità, ma dovette essere stata solo un'altra ora con Madama Chips indaffarata, e Sirius le sentì sospirare e si ritrasse. Aprì gli occhi e girò lo sguardo preoccupato su di lei, mentre le cercava gli occhi per un filo di speranza.
"Madama Chps?" chiese Dumbledore, fissando Sirius per l'ennesima volta in quel giorno. Sirius, da parte sua, non si mosse.
"Va male," disse Madama Chips, scuotendo il capo.
'No,' Sirius implorò silenzioso. 'Dì che starà bene. Dì che dovrà dormire ancora per un pel po'. Dì che sarà zoppo per il resto della sua vita. Dì qualsiasi cosa, ma non -' E poi un tremito d'orrore attraversò il corpo di Sirius ccome un'onda di angoscia che si impossessò del suo cuore e esplose in un lungo, forte ululato di disperazione. Aveva detto l'unica cosa che non voleva sentire.
"Harry è stato avvelenato, e io non conosco alcuna cura."
IL VELENO - The Poison
L'infermeria era stranamente silenziosa, forse per rispetto dello stesso ultimo silenzio, la Morte. Ogni uomo o donna era desolato e pallido rispetto a come di solito appariva e sembrava perso nei propri dolori per un momento. Snape stava in piedi, sanguinante e debole, accanto al letto di Harry, come se fosse un angelo scuro capace di scacciare la Morte. Sembrava che combattesse con le sue emozioni, ma nessuno, nemmeno Dumbledore, lo conosceva abbastanza bene da stabilirlo. Sirius ora giaceva sui piedi di Harry, come se il suo corpo avesse potuto trattenere l'anima del ragazzo dall'andare via. Non poteva nemmeno piangere come un bambino perché il suo dolore era grande, così grande da renderlo cieco alle attenzioni di Madama Chips. Lei, da parte sua, non aveva a cuore che un cane stesse sui piedi del suo paziente, che stesse morendo o no. Lupin appariva semplicemente sconfitto, la faccia pallida ancora più pallida e i suoi occhi che mai lasciavano Harry o Sirius. Come loro, non voleva perdere Harry, era troppo giovane, ma oltre a temere quello, temeva anche un'altra possibilità. Cosa sarebbe successo a Sirius quando Harry fosse andato? Harry era la motivazione più grande che teneva vivo il suo amico, a parte lui…
Dumbledore stava in piedi, triste e solenne, nell'andito, gli occhi blu che non ammiccavano. "Che veleno è, Madama Chips?" chiese a bassa voce Dumbledore.
Gli pareva come se una bomba fosse esplosa nella stanza e tutti i suoi occupanti fossero sfuggiti, eccetto uno, lo stesso Harry.
"E' Sycnocid, un veleno molto antico e poco usato," disse Madama Chips, sempre fissando Sirius. "Non viene usato da più di un secolo, è così poco comune."
Lupin immediatamente ghignò, guadagnandosi ancora più occhiate assassine da Snape e Sirius. "Poveretto, fa sempre storie senza averne motivo."
"Questa è un'incursione nei libri di storia di cui avremmo fatto volentieri a meno", concluse Madama Chips. "E levate quel cane dal letto!"
Snape sorrise agghiacciato e si sedette di nuovo nel letto dietro di sé. Sirius pareva indeciso tra ringhiargli per divertimento o prendersela con Madama Chips. Alla fine scelse di ringhiare alla donna, appena lei cercò di far andar via la sua massa nera dal letto di Harry.
"Madama Chips, vorrei per favore che mantenessi la calma," le disse Dumbledore, fissando ciascuno nella stanza, "Se permetti, Sirius." Sirius ovviamente riconosceva un ordine quando lo riceveva, e così balzò sul pavimento. Fece qualche passo e si trasformò.
La reazione di Madama Chips fu immediata. "Sirius Black,"gridò, facendosi indietro rapida. Una mano andò indietro come una frusta e colpì qualcosa sul tavolo alle spalle. "Stai lontano da questo ragazzo, tu…tu -"
Sirius non scoprì mai che cosa era, poiché lei era troppo impegnata nel tirargli una bottiglia, perché finisse la frase. Sirius si mosse come un papero e prese a correre in cerca di riparo mentre vari oggetti volavano per la stanza per colpirlo. Prima fu una bottiglia di inchiostro, poi il disinfettante. Subito dopo, un rotolo di garze e un paio di forbici.
"STOP," gridò Dumbledore, avanzando energico verso Madama Chips e trattenendole le braccia sui fianchi. "Sirius era innocente di ogni sua accusa. Non è qui per fare del male a Harry."
"Ma - ma…" obiettò Madama Chips.
Snape nel frattempo non si era preoccupato di nascondere il suo ghigno deliziato e, proprio come mortificazione per Lupin, questi capì di essere incapace di nascondere una risata sghemba. Sirius si era alzato per mostrare il danno fatto da Madama Chips. L'inchiostro si era rovesciato gìù per i capelli e il viso, tracciando sottili strisce blu lungo le guance e la mascella, ed era colato dai capelli per gocciolar sul pavimento. La garza era avvolta attorno alla testa e alle spalle e proseguiva arrotolandosi a un braccio e cadeva sul pavimento in una grottesca parodia di bendaggi insanguinati di un alieno dal sangue blu. Il disinfettante aveva ricoperto la zona sopra il cuore e aveva stinto le tuniche lise con un'ombra scolorita di marrone sangue secco. Teneva le forbici in mano e sulla faccia portava un'espressione di rabbia indignata. Nell'insieme, Sirius Black sembrava come la versione di un eroe di Guerra che tornava a casa, fatta da un artista cattivo… che ora dichiarava guerra alla sua infermiera. Anche Dumbledore era incapace di contenere un sogghigno a vedere come era conciato Sirius.
"Madama Chips," disse trattenendo una risata dalla voce,"Lo trovo davvero dubbio, che Sirius voglia combinare qualcosa con te e questo ricordo qui che lo perseguita."
Madama Chips sogghignò nervosa e Sirius iniziò a rovesciare parole che Dumbledore decise che era meglio non ascoltare. "Immagino che allora può restare," disse riluttante Madama Chips.
Poi, proprio come si era appena ricordata di dover fare, si chinò su Snape. "Tutta per te, Professor Snape," disse quasi gettando l'uomo sorpreso giù sul letto. "Sdraiati mentre dò un'occhiata a queste ferite. Sono state trascurate per troppo tempo."
Sirius inghiottì una risata, altro inchiostro gocciolava dalla testa al movimento, e Lupin rise di cuore al vecchio nemico e collega di situazione imbarazzante.
Gli occhi di Dumbledore diedero in un'ammiccata lucida, prima di risommergersi nello sconforto."Madama Chips, perché non puoi curare Harry," chiese, e la sua domanda fece singhiozzare all'istante Sirius e Lupin. Snape smise di dibattersi e fissò attento Madama Chips, la sua faccia imperscrutabile. "Per quanto ne so, nessuno è sopravvissuto al veleno negli ultimi cinquecento anni," disse Madama Chips, passando un panno sulla fronte di Snape, prima di rovesciarci una qualche pozione per guarirlo velocemente. "La cura è andata persa tempo prima di allora. Nessuno la conosce oggi. Né sa da che parte iniziare a cercarla."
Snape chiuse gli occhi e Dumbledore annuì. Sirius arrancò al letto di Harry, dove sedette e con dolcezza scostò i capelli inzuppati di sudore dalla fronte rovente. Lupin si accasciò su una sedia vicina all'ingresso e sospirò profondamente. "Andrò a dare un'occhiata a qualcuno dei miei libri più antichi," disse Dumbledore. Voltandosi disse a Lupin, "Remus, guarderai un po' di libri di Arti Oscure nella biblioteca."
Lupin annuì ed entrambi se ne andarono verso i loro rispettivi incarichi, in silenzio, così timorosi che rumori forti potessero ricordare alla Morte il suo pesante dovere. Sirius continuo a vegliare Harry, mentre Snape si concedeva di farsi curare da Madama Chips. Snape, da parte sua, li stava guardando entrambi, silenzioso, un'emozione estranea negli occhi.
"Mi spiace, lo sai," disse subito Sirius.
"E per cosa, caro?" gli chiese Madama Chips.
"Per aver dato retta alla gente sbagliata e non essere stato lì per aiutarlo, per proteggerlo da - da questo," disse Sirius, la faccia grigiastra improvvisamente invecchiata.
"Così dopo tutto è colpa mia," disse Snape con voce piana, pericolosa.
Sirius scosse triste la testa, non aveva più forze per continuare la vecchia guerra, "Tu non sei il suo padrino. Non ti sei fidato dell'uomo sbagliato per affidare i tuoi segreti…"
Snape mugugnò mentre Madama Chips finiva di bendarlo. "E ora, ti darò una pozione per aiutarti a dormire -"
"No," disse Snape, mettendosi a sedere e allontanando Madama Chips, "Ho del lavoro da fare. A differenza di altri, non resterò seduto senza far niente."
Gli occhi stanchi di Sirius rotearono arrabbiati, ma Snape se ne era andato prima che gli potesse dire niente. Madama Chips tuonò come un drago arrabbiato, prima di voltarsi verso Sirius."Devo vedere Dumbledore per lui. Devo averlo a letto prima che sia troppo tardi."
Sirius fece una smorfia mentre carezzava la fronte a Harry.
"Quel ragazzo è meglio che resti nella stessa condizione di quando lo ho lasciato, quando tornerò…" lo avvertì prima di precipitarsi fuori dalla stanza.
Sirius sospirò triste tra sé. "Potrà mai il passato smettere di perseguitarmi?" chiese deciso a Harry, senza attendersi una risposta e non ricevendone.