La Grande Fuga 3
LA NUOVA RICERCA - The New Search
La figura scura se ne andò lenta, camminando allontanandosi dalla scogliera, osservando con attenzione il sentiero in modo da non inciampare. Era buio e il percorso era abbastanza accidentato da mandare chiunque a rotolare come una palla L'attenzione della figura scura era così presa, in effetti, da non fare caso alle altre due figure che si delineavano nelle ombre guardandola passare per il sentiero, La figura non permise neppure alla sua mente di pensare alla propria condizione precaria fino a quando non raggiunse la spiaggia. Là era al sicuro, certa di contemplare cosa l'Oscuro Signore. Avrebbe fatto l'indomani, quando avrebbe ricevuto la notizia e Harry Potter. Un sorriso malvagio si allargò sulla faccia pallida della figura scura, nascosta nelle profondità del cappuccio, mentre si immaginava il successo. L'Oscuro Signore probabilmente l'avrebbe fatto suo braccio destro. E forse si sarebbe evitato pure la tortura richiesta per diventare tale. La figura scura decise che quell'idea gli piaceva di più di quanto sarebbe potuto accadere se l' Oscuro Signore fosse stato sempre arrabbiato per quanto i suoi compagni avevano provato a fare.
"Pazzi," mormorò la figura scura quando finalmente raggiunse la caverna. Si arrampicò dentro e si scontrò con le visioni dello scontento dell'Oscuro Signore invece che con quelle dell'avvilimento dei prigionieri, dato che lì non c'erano più prigionieri da poter avvilire.
"No!" gridò la figura inorridita. "Saranno qui domani notte! Dovranno essere qua, o sarò morta !" Una rapida ricerca nella caverna si concluse senza prove, ma non altrettanto il saltar fuori dalla grotta. Cadde proprio acanto a una pozza di sporco e sangue. La figura ghignò in un momento di speranza. I due sarebbero stati rallentati dalla malattia del ragazzo. C'era sempre una speranza!
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Snape un po' trasportò e un po' trascinò Harry svenuto su per il sentiero, verso le zone abitate. Ignorò il dolore al polso, che probabilmente si era rotto per la sua prima caduta, se non per il doloroso sorreggere Harry nella grotta, e trattenne il corpo un po' più vicino al suo. Snape era seriamente preoccupato per il ragazzo. Aveva fatto caso, mentre vomitava, che c'era anche del sangue. E c'era il fatto che era svenuto almeno due volte. Snape doveva trovare la casa di uno stregone velocemente, prima che Harry morisse. Snape tremò dallo spavento al pensiero di Harry morente. Poteva aver fatto di tutto per rendere misera la vita del ragazzo, ma non poteva accettare l'idea di lui che moriva. Harry era ritenuto benedetto, come se niente potesse toccarlo. Ma la vita non era così liscia da permettere che Harry mai venisse toccato: poteva succedere e sarebbe accaduto. E stavolta, se fosse accaduto, sarebbe stata sua: colpa di Severus Snape. Non avrebbe dovuto permettere a loro di catturarlo a metà del salvataggio. Era la mossa più stupida che avesse mai fatto, seconda solo all'essersi unito a Tu-Sai-Chi tutti quegli anni prima. Se solo avesse fatto più attenzione a quanto lo circondava, ora avrebbe avuto Harry al castello, nelle mani capaci di Madama Chips. Harry iniziò a gemere contro lui e Snape si fermò a un lato del sentiero per sdraiarlo sull'erba soffice che bordava la via. Erano sulla stradina che portava indietro verso il villaggio e il pub dove Snape era arrivato con la Polvere Volante.
"Potter," disse lieve Snape, sperando di non attirare attenzioni. I loro carcerieri dovevano aver scoperto che se ne erano andati e dovevano essere di già sulle loro tracce. Harry gemette e tossì piano, affiorò un poco di sangue.
Snape imprecò, "Stai male, vero, ragazzo ?"
Harry guardò sorpreso quanto Snape, per il tono di voce così dolce. Al momento era davvero simpatico!
"Professore," iniziò Harry, debole. "Perché stai facendo questo?"
"Facendo cosa?" gli chiese Snape in un sussurro, mentre gli puliva il viso.
"Prenderti cura di me. Salvarmi," gli disse Harry.
"Questo può sorprenderti, Potter," gli sibilò Snape,"Ma non sono un mostro. Se devo insegnarti, devi essere vivo perché lo possa fare."
Harry tossì quasi ridendo, "Non ho mai dormito alle tue lezioni. Dovevo tenere occupato Malfoy."
Snape tenne un piccolo sorriso a quelle parole, i due ragazzi gli ricordavano sempre di quando andava a scuola. Suppose che non sarebbero mai cambiati. "Basta con le chiacchiere," gli disse Snape, rude. "Dobbiamo trovare una casa di stregoni."
Harry annuì e con l'aiuto di Snape, si mise in piedi. Insieme iniziarono a fare la via del ritorno, anche se Snape era sicuro che erano andati più svelti quando trascinava Harry. Da parte sua, Harry faceva tutto il possibile semplicemente per continuare a muoversi e non cedere all'impulso di dare di stomaco. Dopo circa un'altra ora, Snape occhieggiò una luce dritta davanti a loro. Galleggiava come in mezzo al nulla e, quando Snape si fece più vicino, vide che pareva simile a una casa di maghi. Sorrise cupo e trattenne Harry più vicino a sé. Harry gemette e sussurrò, "Professore, è una casa, quella?"
"Sì Potter. Di solito la gente non spenge la luce e il camino," rispose Snape mentre faceva caso al fumo che saliva pacifico dal comignolo della casa.
Harry mormorò e prese un respiro profondo per chiedere, "Ci fermeremo qui?"
Snape si fermò per considerare la domanda. Avevano bisogno di trovare un camino di stregone per fare ritorno al castello, ma aveva progettato di usare lo stesso da cui era giunto. Sapeva che quel camino era sicuro, senza dubbio, mentre non sapeva se questa casa lo era. Forse quello era il posto dove vivevano i restanti membri della banda di rapitori, siccome non poteva vedere nessuno che desiderasse far affari con Voldemort vicino a qualsiasi osteria Babbana della zona. Snape guardò di nuovo Harry e scosse la testa. Harry era inzuppato di sudore e sembrava che potesse prender fuoco da un momento all'altro. Era mezzo morto in piedi e il continuo tossire e il respiro affannato facevano credere a Snape che quella frase potesse presto essere più di una metafora. Snape sospirò e sollevò Harry in una posizione migliore sotto il suo braccio, considerando quanto appariva piccolo il ragazzo. Ripartì in avanti di nuovo, strappando un dolorante singhiozzo di sorpresa da Harry. "Andiamo dentro," mugugnò Snape, sconfitto. Ma si promise in silenzio di essere assolutamente certo che la casa fosse sicura, prima di trascinarci dentro Harry.
Dopo poco arrivarono alla casa e Snape si diresse a un mucchio di cespugli sotto una finestra. "Resta qui," gli disse Snape. "Torno subito."
"Ma, Professore," protestò Harry, faticando per mettersi seduto. "Potter, fai quello che ti dico, per una volta nella tua miserevole vita, prima che tu riesca a farci ammazzare tutti e due," grugnì perverso.
Harry parve estremamente sorpreso e un poco obbediente prima che si riaffondasse nei cespugli e permettesse in silenzio al suo professore di coprirlo con i rami. Snape aveva appena terminato e stava andandosene grato che il ragazzo alla fine avesse fatto quello che lui gli aveva detto, quando una voce esile lo chiamò, "Professor Snape...?"
Snape mugugnò e si voltò attorno, pronto a fronteggiare il pericolo, quando le successive parole di Harry lo misero ai ferri corti. "Per favore, stai attento."
Nessuno, nemmeno Dumbledore, era mai stato capace di fermare Snape nei suoi modi più diretti, ma Snape era rimasto ammutolito nello scoprire che questo era quanto era riuscito a fare il giovane Poter. Con poche semplici parole, dette piano, Harry Potter aveva fermato il Professor Severus Snape nel suo agire e aveva anche procurato un poco di calore che si era diffuso nel cuore da tempo gelido. Insicuro su come rispondere, Snape si voltò per la sua missione e si diresse nervoso attorno alla facciata della casa, certo che poteva essere visto dagli aspiranti Mangiamorte in qualsiasi momento.

LA CASA - The House
Snape avanzò fino alla porta principale e bussò, sentendosi proprio come se fosse un pezzo di esca che Hagrid usava per attirare gli animali alle trappole Anche se sapeva assai bene che se fosse stato catturato, non avrebbero usato i metodi umani di Hagrid. Snape non voleva morire in quel modo e sapeva di non poter lasciare morire Harry. In qualche modo, quella prospettiva era ora più dura per lui di quanto non fosse apparsa prima della supplica di Harry. Snape cambiò il peso da una gamba all'altra e per una volta desiderò di essere stato in migliori rapporti con Harry e con i suoi genitori. Adesso non sarebbero stati in questa situazione. Svelto scacciò quel desiderio appena si rese conto di cosa stava pensando. Il ragazzo si stava affezionando a lui. Prima sapeva d'esser parte degli ammiratori di Potter, dandogli la spinta per andare avanti. Ancora, Snape non poteva fermare il tremito che lo attraversava al pensiero della morte di Harry, e lo attribuì al deciso gelo dell'aria marina di notte. Nessuno rispose alla porta, ma Snape poté vedere attraverso una finestrella nella porta che quella era proprio una casa di stregoni. Poteva vedere un mantello invernale pendere da un appendiabiti nell'ingresso principale e una candela spenta fluttuava sopra il centro dell'ingresso. Snape si guardò attorno nell'oscurità che avanzava, cercando qualsiasi segnale che qualcuno avrebbe potuto lasciare qualcuno che non voleva esser trovato da lui appena avesse sentito il primo bussare. Non vedeva nessuno e così decise di bussare più forte, solo nel caso che l'abitante della casa fosse andato a letto presto. Quando gli fu chiaro che non giungeva risposta alcuna, Snape si guardò attorno per un segno di vita. Non c'era niente d'altro. Avanzò sul fianco della casa, controllando qualsiasi finestra trovasse, nel caso una fosse rimasta aperta. Alla fine, dopo quelle che sembrarono ore di noiosa ricerca, ne trovò una che non solo era stata lasciata senza serratura, ma era anche spalancata. Un'occhiata in più attorno per accorgersi se qualcuno poteva vederlo, sia da dentro che da fuori della casa, e Snape scivolò attraverso la finestra. Un senso di necessità lo spingeva a indecorose misure pur di uscire dalla visuale rapidamente, e una necessità ancora più impellente lo trascinava alla ricerca di un modo per portare Harry fuori pericolo. Snape aveva avuto ragione, a pensare che quella fosse una casa di stregoni. Un'intuizione che fu subito giustificata, appena vide il fuoco nel caminetto che era collocato nella stanza accanto a quella dove stava. Era un fuoco largo e blu che veniva tenuto a posto per magia così da poter bruciare tutto il giorno senza la preoccupazione del proprietario di non farlo espandere a tutta la casa. Sopra la cappa posavano ninnoli, molti dei quali servivano per lo stesso caminetto. Snape avanzò svelto verso di loro e prese un barattolo squadrato, rosso; lo trovò pieno di Polvere Volante.
Snape ghignò trionfante per la scoperta e sollevò la mano per rimettere a posto il barattolo quando la vide - la sua bacchetta. La sua bacchetta giaceva proprio dietro a dove stava il barattolo e dietro questa stava posata la bacchetta di Harry. Gli occhi di Snape si sbarrarono e il sorriso svanì nella solita espressione acida. Si allungò e prelevò la bacchetta dalla cappa, insieme a quella di Harry, prima di rimettere a posto il barattolo di Polvere Volante. Costringendosi ad agire, piuttosto che a osservare la situazione, svelto nascose la sua bacchetta tra le vesti e si diresse alla finestra sotto cui giaceva Harry. Svelto aprì la finestra e si sollevò forzandosi a passarci, preparandosi a saltarne fuori.
"Hai scelto la casa sbagliata, lo sai ?" fece la voce morbida dell'effettivo rapitore, da dietro le spalle di Snape.
Snape volse la testa verso la voce. C'era l'oscurità dell'ingresso principale dove stava la figura scura, ancora ammantata, la sua bacchetta alzata e pronta. "Tu…" mugugnò Snape per mancanza d'altro da dire.
"Sì, io," rise la figura scura. "E allora, dove sta il ragazzo?" chiese, ricordando a Snape che Harry era in salvo dietro le finestra.
"Potter e io ci siamo divisi," grugnì più forte che poteva, tutto tranne che gettare la bacchetta di Harry, che stava nella mano nascosta dal suo corpo, abbassata. Gli occhi di Snape si sgranarono quando udì un debole "Oh," ma si accorse dalla mancanza di reazione della sagoma scura, che non aveva sentito niente.
"Con quel ragazzo malato come era," disse incredula la figura scura, avanzando lenta verso Snape nell'oscurità quasi totale. "Sinceramente dubito. Di certo lo avrai nascosto da qualche parte, mentre cercavi aiuto."
Snape lottò per mantenere l'espressione dura sul viso mentre una sensazione di panico minacciava di sopraffarlo. 'Harry è in salvo' si disse Snape mentre rilanciava, "Te credi mi importi come si sente quel ragazzo spocchioso? Ho da badare alla mia vita."
La figura scura si levò orribile per un istante, prima di parlare, come se stesse pensando, prima di rispondere con la voce gelida, "No, a te preme. O non ti saresti disturbato a venire per salvarlo."
"Tu-Sai-Chi ha ordinato a tutti i Mangiamorte di trovare e catturare Harry Potter" , gli rivelò arrabbiato Snape.
"E' stato già catturato per Tu-Sai-Chi", affermò arrabbiata la figura scura. "Lo ho avuto nelle mani !"
"Tutto sotto controllo," sghignazzò Snape. "Stava morendo e l'Oscuro Signore vuole Potter vivo così può ucciderlo con le sue mani."
"Così tu lo nascondi," disse trionfante la sagoma scura. Snape imprecò silenzioso mentre la faccia si torceva in uno sguardo di estrema malizia.
"Io non ho Harry Potter," mugugnò di nuovo.
"Scommetto che lo hai," disse la figura scura, le sue parole che saltavano per la gioia. "E scommetterei pure che è nascosto nei cespugli sotto quella finestra."
Qualcosa improvviso scattò dentro Snape, che si scagliò contro la figura scura. Questa lanciò una semplice maledizione che lo spedì fuori direzione dritto nel muro vicino. Snape scivolò sul pavimento col sangue che scorreva sulla faccia dal naso aquilino, ora colpito. La figura scura iniziò a ridere mentre andava alla finestra. "Vedo che ho ragione."
Snape lottò per mettersi seduto,ma si appoggiò sul polso spezzato e crollò sul pavimento dal dolore.
"Bene, sono certo che un traditore vivo potrà rimpiazzare un deceduto Ragazzo-Che- Sopravvisse" rise la figura scura, ora alla finestra.
"No," Snape mormorò, quasi impercettibile. Con fatica si mise a sedere, la testa che girava, il polso che doleva. "Harry."
La figura scura puntò la bacchetta fuori dalla finestra, verso i cespugli. Poi, con indicibile orrore di Snape, gettò un grido acuto, "AVADA KEDAVRA!"
IL DUELLO - The Duel
Sirius e Lupin finalmente arrivarono all'Osteria del Mago Bianco, la taverna gestita da maghi che era vicina alle White Cliffs, ed era l'una e mezza. Inutile dirlo, l'oste stava chiudendo. "Cosa c'è?" disse assonnato mentre scendeva le scale. "Non sapete che è da rozzi arrivare così tardi senza avvertire prima?"
Lupin carezzò la testa canina di Sirius e rispose sussurrando, "Mi spiace, signore. Siamo in affari urgenti. Io e il mio cane stiamo cercando un ragazzino rapito."
Quelle parole impressionarono poco l'oste, ma sua moglie, che l'aveva seguito, ansimò e tenne la sua vestaglia stretta al petto. "Quel povero ragazzo," esclamò. "Voi sapete chi lo ha preso ? Lo avete rintracciato ?"
Lupin annuì. "Ho motivi fondati di credere che sia stato portato qui. Chi lo ha preso, non posso dirlo. Hai visto qualche tipo sospetto qua attorno ?"
" A parte te, nessuno." Sbuffò l'uomo. "No."
"Bene…" disse la donna, pensierosa, "C'era quell'uomo. Aveva la pelle pallida, trasparente, e capelli untuosi. Pensavo che potesse farsi uno shampoo e gli avrei fatto cena io stessa, era piuttosto magro."
Lupin dovette sorridere a quelle parole, non solo conosceva di chi stava parlando, ma in qualche modo aveva reso l'idea. La donna era piuttosto grassa e di certo pensava che tutti dovessero esser grassocci a meno che non stessero morendo di fame. "Era da solo, credo," continuò, "Ha catturato la mia attenzione poiché aveva davvero fretta."
"Quanto tempo fa è passato ?" le chiese Lupin.
"A un'ora decente, a differenza di certa gente, disse l'oste sbadigliando. Di certo non gradiva vedere il suo sonno interrotto.
"John," ansimò la moglie. "Pensa a quel povero ragazzo, cosa devono star passando i suoi genitori." Si voltò verso Lupin e Sirius, "venne circa all'ora di cena. Non lo avevo mai visto prima."
"Grazie,"disse Lupin. "E posso chiedervi un'altra cosa?"
La donna sorrise apertamente, le labbra che dividevano la faccia tonda quasi a metà, mentre il marito sbuffava. Non voleva davvero venir disturbato nel sonno. "Vai dritto, giovanotto," disse a Lupin.
"Per favore, da che parte sono le White Cliffs?" chiese Lupin più gentile che poteva. La moglie dell'oste gli disse,"Segui il sentiero a destra, quando esci di qui."
"Grazie", disse all'oste e a sua moglie. " Dispiaciuto d'avervi disturbato così tardi. Buona notte."
"Buona notte per poco… è mattino." fece sonnacchioso l'oste.
"Assicurati di trovare quel povero ragazzo, ora," disse la donna mentre Lupin se ne andava con Sirius. Lupin annuì educato e proseguì il suo cammino fuori della porta e poi sul sentiero. "Bene, disse Sirius, trasformandosi immediatamente appena furono fuori di vista, "Come minimo, siamo sulla traccia giusta."
"Sì," fu d'accordo Lupin, "Severus deve aver trovato Harry e deve essere stato catturato."
"Quando troveremo il tipo, troveremo Harry," convenne Sirius, prima di ritrasformarsi in un cane nero. I due ripresero la via, un senso di urgenza che di nuovo gravava su di loro.
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Snape ci mise un momento per rendersi conto che l'urlo nella sua testa era la propria voce. Gli occorse un periodo più lungo per capire che non era nella sua testa. Riempì la stanza, le orecchie e invase la notte fuori, facendo fuggire gli uccelli addormentati dagli alberi vicini.
"Sapevo che sarebbe stato lì," disse la figura scura appena il grido si zittì.
Il tremito iniziò a sommergere Snape mentre fissava con odio la figura scura che lo sovrastava e rideva trionfante. A parte il tremito, non poteva sentire più niente, e presto anche il tremore scomparve. La risata della sagoma scura prese a calare, e si voltò di nuovo verso la finestra, "Vediamo come il beniamino di tutti, il Ragazzo-che-sopravvisse appare nelle braccia della morte. Molto dolce, immag -"
"Cosa???" gridò all'improvviso la figura scura, saltando veloce dalla finestra.
La sensibilità tornò di nuovo in Snape, sopraffacendolo. Estrasse la bacchetta e, puntandola al suo nemico, gridò, "Crucio!" Ora fu la figura scura a gridare, anche se scomparve a capofitto fuori della finestra.
"Quello era il mio ragazzo," mormorò Snape amareggiato appena riuscì a mettersi in piedi. La rabbia gli aveva schiarito le idee e sradicato qualsiasi dolore provenisse dalle ferite. Snape si ritrovò capace solo di provare odio verso quello che aveva ucciso Harry Potter. Harry Potter, che era solo il Ragazzo-Che-Sopravvisse, il ragazzo che in qualche modo aveva preso il cuore di Snape. Che si era infilato nella sua anima ed era divenuto come suo figlio. Snape era furioso. Era furioso con sé stesso perché non si era reso conto di quanto gli importasse Harry, per non aver capito come mai ancora proteggeva Harry anche quando il suo debito col padre di Harry era stato ripagato.
Camminò fuori, non ancora davvero consapevole di quello che stava facendo, mentre attraversava la soglia della porta principale. Camminò in una nube rossastra fino a che non si infilò nei cespugli dove era caduta la figura scura, dove Snape aveva lasciato Harry. Là la sua vista e i suoi pensieri si schiarirono, appena si rese conto che né Harry né la figura scura erano lì. Frenetico, gettò lo sguardo attorno, in cerca di Harry. Snape non avrebbe concesso all'Oscuro Signore nemmeno il suo corpo. Come minimo, voleva far avere a Harry un funerale adeguato, e Tu-Sai-Chi non poteva privare di quello il ragazzo.
"Non sta qui," disse la voce della sagoma oscura. Snape giro su sé stesso, tenendo alta la bacchetta e sparando una maledizione mentre anche la sagoma scura faceva altrettanto.
Le maledizioni si scontrarono a mezz'aria, respingendosi l'un l'altra e spezzando gli alberi a metà là dove colpirono senza controllo.
"Dove sta Harry?" scattò Snape, la bacchetta ancora levata e pronta.
"Perché non lo dici tu a me?" replicò la figura scura. Per un attimo, Snape fu quasi convinto, ma capì che era un trucco appena la sagoma scura lanciò un'altra maledizione. Si fiondò tra gli alberi vicini e corse. Attorno alla casa, sperando in un briciolo di fortuna, e di ritorno dove poteva essere la sagoma scura. Sperava di prenderla alle spalle, ma era sparita. Snape scrutò la zona per un attimo, prima di riprendere la sua copertura tra i rami. Trovò un buon punto per guardare e attendere la mossa successiva della figura scura, e non ci si era ancora ben piazzato che udì una voce annoiata dietro di lui.
"Finalmente! Pensavo che non avresti mai smesso di girare attorno."
LA CORSA - The Run
Il mare si infrangeva monotono, inconsapevole di quelli che sarebebro stati i destini che, non visti, pure si sarebbero decisi. Ancora più inconsapevole, forse, delle due figure che svettavano sulle scogliere guardando la spuma delle onde e complottando i percorsi di questi destini. La più piccola delle due sagome seguiva quella più alta, questa trasse indietro il cappuccio del mantello e sorvegliò la zona con uno sguardo che fluttuava negli occhi rossi brillanti.
"Padrone," la figura più piccola si azzardò esitante mentre tirava indietro il cappuccio e mostrava la testa stempiata dalla calvizie., "Padrone, ho capito bene o hanno detto che ci incontreranno qui, domani ?"
"Sciocco," ruggì l'uomo dagli occhi rossi. "Devono essere già qui. Troverò il traditore e Harry Potter e ucciderò l'imbecille che pensa di poter fare patti con Lord Voldemort."
"Sì, padrone, sì," fu d'accordo la piccola figura.
"Codaliscia," scattò Voldemort,"vai laggiù, sorcio, e trova dove hanno nascosto il ragazzo e il traditore."
"Subito, Mio Signore," rispose Codaliscia, apparendo un po' confortato dal poter abbandonare la presenza del suo Oscuro Signore. In un attimo, il piccolo uomo fu un topo sottile che zampettava lungo la scogliera, alla disperata ricerca di una via per scendere.
" E fai in fretta," gridò Voldemort al suo pavido servitore prima di tirare di nuovo su il cappuccio. Un sorriso gelido gli attraversò la faccia, uno di quelli capaci di congelare le stesse onde che si infrangevano sulla riva sotto di lui, se solo avessero potuto far caso a lui. Presto Harry Potter sarebbe morto. E con la sua morte, l'intero mondo stregonesco sarebbe stato suo, di Lord Voldemort. Presto avrebbe regnato anche sul mare sotto a lui. Nessuno l'avrebbe fermato appena fosse morto Harry Potter. "Presto," mormorò immaginando la onde arrossarsi col sangue di Harry, "Presto sarà mio."
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Snape ruotò su sé stesso per cercare il proprietario della voce vellutata che stava vicino, dietro di lui. Arretrò per la sorpresa, che si trasformò in shock appena riconobbe la persona che stava guardandolo sorpresa dalla sua reazione. "Harry," Snape rantolò incredulo.
Harry ghignò a Snape prima che un devastante colpo di tosse lo mandasse in ginocchio. Snape accorse a prenderlo tra le braccia, il sollievo che si spandeva nel suo animo.
"Professore?" chiese Harry, la voce strozzata. Forse era così per la tosse, o perché la presa del suo insegnante su di lui era incerta. Snape scosse la testa e allentò la stretta su Harry, ma non lo lasciò andare. Emozioni come nessuna altra da lui sentita negli ultimi anni stavano scorrendo con violenza nel suo corpo e non poteva lasciare Harry, non più di quanto lui potesse smettere di tremare.
"Professor Snape," disse Harry, questa volta più forte, apparendo molto spaventato. "Cosa è successo?"
"Stai bene ?" chiese Snape, dopo un momento in cui ignorò le proteste di Harry.
"Lo stesso di prima, te?" rispose cauto Harry, arretrando sospettoso per stare davanti a Snape.
La sorpresa colpì di nuovo Snape, appena capì di quanto poco si stesse comportando da sé stesso - come era di solito. 'Povero ragazzo deve pensare che il suo insegnante è impazzito.' pensò Snape ricacciando un sorriso. "Sto bene, Potter," gli disse Snape, cercando di riprendere un poco del suo consueto tono aspro. "Come sei sopravvissuto? Mi ricordo che ti avevo detto di stare giù."
Harry si calmò parecchio, anche se pareva un po' scontento, "Mi sono addormentato, ma quando mi hai svegliato per la bacchetta, ti ho sentito litigare con qualcuno, e così ho deciso di trovare un altro posto per nascondermi." Harry parve un po' nervoso sul finire della sua spiegazione e fece seguire una veloce domanda, "Sei arrabbiato, Professore ?"
Snape scosse la testa e diede una strizzatine alla spalla di Harry. Sospirò mentre questi pareva ancora più confuso dal suo piccolo sorriso, e poi sorrise ancora quando gli si gettò addosso. "Cosa faremo ora, Professore? Pensavo di stare per morire solo per aver provato a infilarmi tra questi alberi da quei cespugli, non lo so se riesco a fare molto di più," gli disse onestamente Harry, spossato.
Snape sospirò mentre sorreggeva Harry. Non sapeva se potevano uscire vivi, ma sapeva che quel caminetto nella casa era l'unica possibilità di sopravvivenza per Harry. "Alzati, dobbiamo entrare dentro il caminetto," gli disse Snape mentre lo tirava su.
"Sei diventato così simpatico," commentò Harry mentre si dava da fare per aiutare Snape a sollevarlo.
"Non morirai addosso a me," ringhiò fiero Snape. Per una volta in quella notte, Harry non si ritrasse da Snape. Era troppo sconvolto e troppo malato perché gli importasse di più.
"Perché no…" insistette Harry Snape aprì bocca, per sollecitare Harry dato che si sentiva troppo vulnerabile per rispondere ancora, quando una voce lacerò l'aria della notte.
"Perché ti vuole bene. Tu sei il suo ragazzino."
Snape saltò per la sorpresa, alla voce sarcastica della sagoma scura, poi si maledisse per essere stato preso di sorpresa ancora una volta. Harry guardò con distacco, forse con della curiosità, alla sagoma scura. La sagoma scura lanciò una maledizione ai due, non voleva lasciare loro tempo per combattere di nuovo, ma Snape era pronto per loro. Portando di peso Harry, si defilò tra gli alberi. Corse tra gli alberi, a zig-zag, quando si accorse che Harry era incapace di avanzare nel modo che occorreva per fuggire. Appena fu in vista la fine del sentiero, Snape si fermò al suo limitare e puntò la bacchetta su Harry. Con la magia sollevò sopra gli alberi il ragazzo dall'aria molto malata, e si arrampicò dietro a lui. Appena i piedi sparirono tra le foglie, passò la sagoma scura. Snape ascoltò mentre questa si fermava al limitare del sentiero e imprecava, avendo capito di aver perso di nuovo la sua preda, Subito, Snape affondò i piedi nei rami degli alberi e sparì. Una volta che ebbe concluso di essere in salvo, sollevò Harry, di nuovo svenuto, fino a terra, Rimase lì un minuto, prima di muoversi. Non aveva idea di quale direzione avesse preso quando aveva iniziato a scappare e ora, era perso. Snape sospirò quando scelse una direzione e iniziò a camminare, con Harry disteso in una barella prodotta per magia. Si muoveva rapido, anche avrebbe dovuto andare assai più lento, o meglio scegliere un'altra via, qualsiasi altra via, se solo avesse saputo che stavano tornando verso le scogliere. E verso un molto arrabbiato Oscuro Signore Voldemort.