La Grande Fuga 2
LA RICERCA - The Search
Snape non si prese la briga di far rapporto a Dumbledore, o di cambiarsi con abiti Babbani, il suo senso di urgenza lo aveva portato a gettare le precauzioni al vento. Ne era consapevole dal momento che aveva raggiunto le White Cliffs e presto sarebbe caduta la notte, e avvertiva il senso di necessità che gli incombeva addosso, forzandolo a perdere la ragione. "Stupido Potter, sa sempre con esattezza dove trovare i guai!" Disse Snape mentre guardava il mare da sopra le scogliere cupe.
Snape si maledisse e decise di cercare una via per scendere. Era improbabile che nascondessero Harry all'aperto e ciò significava che probabilmente si erano accampati tra le scogliere o in un vicino hotel. Ogni hotel avrebbe lavorato contro di loro, ci sarebbero stati testimoni che potevano rintracciarli, e una caverna era la loro unica vera scelta. In aggiunta, il ragazzo poteva essere nascosto da un Mantello dell'Invisibilità. Ma la vera ragione che non li avrebbe aiutati in un albergo, poteva aiutare Snape a trovare Harry. A meno che non tenessero il ragazzo svenuto, anche se agguantato poteva fare abbastanza rumore da attirare attenzioni.
Snape impiegò più di un'ora di ricerche per scoprire una via per scendere le scogliere nel buio. Imprecò mentre scendeva con cautele, "Quel ragazzo fa meglio a non essere da qualche parte in un albergo !" Snape immaginò Harry rannicchiato in un letto, nascosto da un Mantello dell'Invisibilità e con la faccia rabbuiata. Odiava pensare che il ragazzo stesse con più confort di quanti ne avesse lui, al momento. La visione di Harry ferito, incatenato e messo in gabbia, forse svenuto, gli esplose nella mente e la sua vecchia preoccupazione riaffiorò, obbligando Snape a fare più in fretta a scendere in basso. Non capiva come mai si stesse preoccupando tanto per il figlio del suo nemico giurato, la motivazione di un debito da colmare non era più disponibile. Aveva pagato quel debito anni prima. Dumbledore gli aveva detto che succedeva perché in fondo aveva un cuore buono. Quella motivazione l'aveva fatto ridere, se aveva un cuore buono per prima cosa non si sarebbe unito a Voldemort e non sarebbe stato il tipo insopportabile che era adesso. No, non poteva avere buon cuore, o qualcosa d'altro del genere. Come al solito, affiorò un'ombra di dubbio sulla certezza del proprio esser senza scrupoli. Perché si era voltato indietro, se non gli importava di nulla ? Se non c'era niente di recuperabile abbastanza per Dumbledore, da riportarlo indietro ? Snape scosse la testa e quasi inciampò nei propri piedi, maledicendo la sua sventatezza. Quel ragazzo poteva essere davvero la sua fine, un giorno.

Era giunto alla fine del sentiero e ora era fermo alla base della scogliera, la mente che ancora vagava. " Se penso davvero che mi ammazzerà, se davvero lo detesto così tanto, come mai sono qui?" si chiese Snape. Non riusciva a trovare risposta, cosa che lo faceva infuriare come pochi altri. Quello stupido pazzo si era sempre fatto gioco di lui, assicurandogli ogni genere di dissacrazione e mettendolo nei guai - "Dentro,"mugugnò tra sé Snape, spezzando il silenzio della spiaggia. Non intendeva andarsene con più guai? Era vero che aveva poche opportunità di rientrare in entrambe le parti, ma perché non affrontava per davvero il fatto che poteva decidersi ? Forse perché quando Harry era andato avanti ad agire così, lui era sano e salvo. Era stato quando era stato coinvolto nelle sue beghe, che Harry davvero aveva spaventato Snape. E ammetterlo a sè stesso, spaventava Snape anche di più. Da quando gli importava quello che accadeva al figlio di Potter?
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Dumbledore sedeva davanti a un abbattuto Sirius Black, al cui fianco stava in piedi Remus Lupin, che si era rifiutato di permettere al suo amico di viaggiare da solo verso Hogwarts nel suo attuale stato mentale. Hedwig tubò triste dal posatoio che divideva con Fanny, che si chinava verso ciascun occupante della stanza.
"Abbiamo un'idea di dove sarebbe Harry?" chiese Sirius, debole, al suo vecchio insegnante.
"Sappiamo solo che devono essere stati Mangiamorte a prendere Harry, e siccome il suo corpo non è stato trovato e i Dursley ce l'hanno fatta a sopravvivere, Voldemort non deve averli accompagnati nell'attacco," disse Dumbledore con un sospiro, scotendo la testa.
"E allora come sappiamo che sono stati Mangiamorte e non qualcun altro che voleva mettersi in buona con Tu-sai-Chi?"chiese Sirius disperato, gli occhi ossessionati che luccicavano per le lacrime e riflettevano più orrori vissuti del solito.
"Sirius..." Lupin abbracciò dolcemente l'amico, consapevole che questi non era assai lucido.
Dumbledore scosse la testa, "No, Sirius. Anche se questo fosse vero, Harry potrebbe essere nelle mani di Voldemort e adesso avremmo pure notizia della sua morte."
Alla parola "morte" Sirius crollò. Lacrime iniziarono a scorrere sulla sua faccia e rimase congelato nei movimenti. Scostando le mani di Lupin dalle spalle, Sirius si spostò per rifugiarsi contro la parete. Lupin sospirò e si accasciò nella sedia di Sirius mentre Dumbledore fingeva di trovare attraente il soffitto. Non vista da alcun occupante della stanza, una lacrima cadde dal ciglio dell'uomo più anziano. Qualche minuto dopo, Sirius era calmo abbastanza da poter parlare di nuovo.
"Che si fa ora? Devo trovarlo," disse Sirius con voce roca e sfinita.
"Io non -"iniziò Lupin, ma si zittì al gesto della mano di Dumbledore.
"Potreste forse indagare ancora su Arabella Figg o su prove in casa dei Dursley," gli suggerì Dumbledore. "Forse un cane intelligente può trovare qualcosa che il Ministero non riesce a scoprire."
Sirius annuì, determinato a trovare il figlio del suo migliore amico prima che fosse troppo tardi o a morire provandoci, e rapido lasciò la stanza per la sua cerca.
"Perché hai fatto così?" chiese calmo Lupin, anche se un filo di rabbia gelida poteva essere udito nella sua voce. "Non lo vedi quanto la sta prendendo male ?"
Dumbledore annuì, con lo sguardo serio e triste, "Lo vedo, ma lo aiuterà. Sirius ha bisogno di sentirsi utile, di poterci lavorare su."
"Andrò con lui," disse Lupin a Dumbledore, alzandosi svelto.
"Speravo che lo facessi," rispose il Preside al proprio ex studente, con una punta del vecchio ammiccare negli occhi.

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Snape controllò le scogliere fino a quando non fu passato il crepuscolo, e alla fine incappò in un pertugio nella parete di roccia di taglia umana. Era a mezzo metro e più da terra e l'oscurità aveva fatto del suo meglio per nasconderlo a Snape fino ad allora; ora che l'aveva trovato, sapeva che era un posto perfetto per nascondere un ragazzino. Era abbastanza lontano dal consueto traffico Babbano, da non attirare attenzione, e non sarebbe stato inondato nemmeno a piena marea. "Potter," chiamò dentro la caverna. "Potter, se ci sei, rispondi! Non ho tempo per giocare qua attorno."
"Chi è?" fece una voce flebile che a stento poteva essere riconosciuta come quella di Harry.
'Harry,' la mente di Snape'gridò di preoccupazione mentre piombava nella grotta. Aveva faticato un poco per infilarsi nell'entrata e ora stava dentro. La caverna era abbastanza grande dentro, ed era anche assai umida. 'Questo spiega la voce debole' pensò Snape. Harry probabilmente si era preso un raffreddore. "Potter, dove sei?"domandò Snape e poi lanciò "LUMOS" con la bacchetta, attorno nella caverna.
"Quaggiù, Professore." Rispose Harry dalle ombre più fonde della grotta."Ma ho perso gli occhiali e non posso dirti esattamente dove sono."
Snape sospirò e fece un passo - e sospirò di nuovo appena udì un forte CRACK ! "Ho trovato i tuoi occhiali, Potter," disse Snape, fissando giù la plastica sgangherata e contorta.
"Ho sentito," rispose con la voce più dura che riuscisse a emettere. Snape lo ignorò e sollevò gli occhiali. Interrompendo l'incanto LUMOS, mormorò l'incantesimo per riparare e riaccese la bacchetta. Fece l'ultimo tratto che lo separava da Harry, questa volta molto attento a non calpestare niente d'altro.
Quando finalmente lo raggiunse, Snape trattenne un singhiozzo. Sperò con ardore che fosse un gioco della luce quelo che faceva apparire la pelle di Harry così pallida e sottile, ma si accorgeva dalle occhiaie e dalle guance scavate che quella non era la vera situazione. "Tieni duro, ragazzo, e tra un minuto sarai libero," disse Snape a Harry con la sua consueta voce sicura, quando iniziò a chinarsi per slegarlo.
"Oh, davvero?" chiese una voce bassa e pericolosa. Snape si girò, la bacchetta si spense e fu pronta in un attimo, ma era troppo tardi. Non appena ebbe finito di girarsi, un "Expelliarmus" gridato forte lo disarmò, lasciando Snape a fissare la silhouette cupa all'ingresso della caverna.
LA SAGOMA SCURA - The Dark Silhouette
"Chi sei tu?" mugugnò Snape, abbattuto. La faccia scura di Snape si incupì parecchio mentre studiava la forma scura delineata dalla luce che stava aumentando per la prossima alba. Poteva vedere che la persona era piccola, o più piccola di lui, e indossava una tunica svolazzante del genere che di solito usavano i Mangiamorte. Non riusciva a vedere chi fosse, così non poteva stabilire se era stato seguito da un discepolo di Voldemort da un altro membro degli sfortunati rapitori.
"Non importa chi sono," disse dolcemente l'uomo, anche la sua voce era persa nella più completa dolcezza. "Voi due presto vi unirete al numero dei morti."
Snape fece uno scatto per attaccare la figura, ma un rapido vortice di luce emesso dalla bacchetta dell'uomo lo mise alle brutte. "Huh-uh, Snape," disse. "Mi sto proprio divertendo. E Tu-Sai-Chi sarà assai grato di scoprire un traditore. Potrei anche diventare il suo braccio destro. Se ho fortuna, ovvio."
Mormorò un incantesimo veloce, e corde sprizzarono fuori, avvolgendosi attorno a Snape come serpenti e stringendolo in modo doloroso. Snape cacciò un gemito di dolore quando cadde sul pavimento di pietra della grotta, e un crudele CRACK risuonò per la caverna.
"Professor Snape," urlò Harry, la voce piena di paura e preoccupazione. Non si era mai potuto immaginare che una persona potesse sconfiggere il suo professore. Era che non gli pareva una cosa possibile, quando pensava all'acido uomo.
"Oh, quello non suona bene, vero, vecchio amico?" disse la figura con uno schiocco di lingua.
"Chi sei tu?" domandò Snape in un sibilo sofferente.
"Bene, tu sei un uomo morto, così, chi se ne importa?" gli rispose. "Ma penso di poter andare sul sicuro e non dirtelo."
Snape sbuffò e si dimenò debolmente con le sue corde. Rotolò sulla schiena dopo qualche momento, lottando per sopportare il dolore nel braccio.
"Quello probabilmente si è rotto, lo sai," disse la figura a Snape, la voce morbida piuttosto gioiosa.
"Solo un Mangiamorte può godere del dolore di qualcun altro," grugnì Harry più forte che riusciva.
La sagoma si limitò a ridere, "Stupido ragazzo. Il mondo sarà presto ripulito da ingenui della tua razza."
Snape gemette piano nella sua gola, subito risentito che qualcuno come questa persona potesse permettersi di minacciare Harry. Una cosa erano giornalisti e bambini, non lo avrebbero ucciso. Questa persona non solo poteva, ma avrebbe ucciso Harry, e Snape voleva che vivesse. Voleva che Harry vivesse la vita che lui non aveva avuto, la vita che era stata rubata a James e Lily.
"State dove siete ragazzi," proseguì la figura con una risata, "Tornerò…Forse." Con quelle parole la figura si voltò e scese dall'ingresso della caverna.
"Professore," Harry lo chiamò esitando.
"Cosa?" schioccò Snape, ancora addolorato e più che imbarazzato dall'esser stato preso con tanta facilità. "S-stai bene, Professore ?" chiese Harry.
"No, Potter, non sto bene per nulla," Snape ricacciò un respiro.
"Bene, non sono stato io a fare tutta questa confusione" si tirò indietro Harry, all'improvviso arrabbiato. Era sfinito di venir rimproverato dal mondo intero.
"E perché non mi hai avvertito, Potter?" lo riprese Snape, di nuovo infuriato. "Di certo i tuoi occhi non sono così malmessi da non far caso a quando la luce viene fermata da qualcosa."
"Non posso vedere oltre te," esclamò Harry, offeso.
'Come minimo la sua lotta non lo ha lasciato monco' pensò Snape con un ghigno gelido. "Già," aggiunse, e di nuovo provò ad allentare i suoi legacci. Sentì uno scalpiccio venire dalla direzione di Harry. "Cosa stai facendo ragazzo?" sibilò di nuovo Snape.
"Sto cercando di raggiungerti,"gli disse Harry, la voce suonava molto stanca e stordita. "Se riesco a trovarti, forse posso slegarti."
"E come immagini di riuscirci?" gli chiese Snape. "Ti sei dimenticato di essere legato stretto almeno quanto me?"
"No," Harry sibilò in modo così simile a Snape che Snape dovette sorridere. "Sto cercando di slegarti anche se sono legato. A meno che tu non possa tagliare queste corde in due con il tuo spirito tagliente."
"Potter," disse Snape con un ringhio nella voce, " Rispetta chi è più anziano di te." Grugnì mentre lui tirava i suoi legacci, cercando un qualsiasi punto debole. La sua sola risposta fu la tosse devastante prodotta da Harry."Potter, sei morto?" chiese dopo che ebbe finito.
"No..." Harry mormorò e diede un altro piccolo colpo di tosse, seguito da uno starnuto e da un altro colpo di tosse.
"Muori addosso a me, Potter, e troverò una pozione per resuscitarti così posso finirti con le mie stesse mani," sbuffò Snape, la preoccupazione però lo rendeva sempre meno sicuro del suo solito.
LA FUGA - The Escape
Sirius arrivò a casa dei Dursely in tarda serata con Luoin. Entrambi erano sfiniti dal lungo viaggio, ma Sirius era spinto dal bisogno di trovare Harry e Lupin anche dalla necessità di mantenere vivo il suo ultimo amico. Sirius, in forma di cane sia per prudenza che per l'insistenza di Lupin, iniziò la sua ricerca cocciuta annusando attorno nella zona. Pre qualche caso riuscì ad avvertire un debole profumo di oceano e gesso in alcuni punti, ma non ci fece caso e continuò ad annusare finché non arrivò in un punto vicino al centro della zona. Lì trovò l'odore di Harry più forte che mai, e un odore di terribile paura. Sirius sedette lì e uggiolò disperato, pensando a cosa il suo figlioccio doveva aver passato quella notte.
"Cosa hai trovato, Snuffles?" chiese Lupin, camminandogli dietro. Sirius cacciò un altro guaito e si accucciò nel luogo dove l'odore di Harry era più forte. "Perché non proviamo a annusare qua attorno?" gli disse dopo un minuto. Sirius annuì e, con un ultimo sguardo indietro, trotterellò verso la porta principale.
Lupin la aprì con un rapido incantesimo e poi entrarono. Appena la porta fu chiusa, Sirius si ritrasformò in un umano con uno sguardo di dolore tremendo. "Era qui, Remus," disse Sirius con la voce spezzata. "Era terrificato. Posso odorarlo!"
Lupin annuì triste, preoccupato da come la stava prendendo l'amico. "Andrà bene," sussurrò, posando la mano sulla spalla di Sirius.
Sirius scosse via la mano di Lupin, "No, non andrà affatto. Cosa se è - " Sirius crollò e fece un profondo respiro tremante.
"Non lo è. Lo troveremo," disse Lupin convinto.
Sirius annuì ancora, "Mi sento come fossi tornato a Azkaban."
Lupin rimase silenzioso per un momento, incerto su come rispondere a quello. Alla fine decise di lasciare perdere e riprendere le ricerche. "Vieni Sirius, Cambiati di nuovo, può darsi che il tuo naso possa trovare qualcosa che è sfuggito alla squadra del Ministero," gli disse con gentilezza.
Sirius gli dette ragione e si ritrasformò. Annusò ogni camera, puntando e uggiolando per un attimo quando raggiungeva cose di Harry. Lupin lo seguiva un poco indietro, controllando ogni cosa in cerca di qualcosa scordato dal Ministero. "Trova ogni cosa, Padfoot," gli chiese alla fine Lupin.
Sirius scosse la testa schiva, triste. "Proviamo la casa di Arabella. Ho letto prima nel giornale che era stata uccisa nell'attacco,"suggerì Lupin movendosi verso la porta.
Sirius apparve sorpreso, ma scosse la testa e se ne andarono verso la casa di Arabella Figg. Una volta lì Sirius iniziò immediatamente a sentire un odore strano. Esplorò la casa, ignorando i tentativi di Lupin di attrarre la sua attenzione. Il profumo era debole quel tanto da non riuscire a localizzarlo, ma non si mescolava al resto della casa. Poi si fermò, e scoprì che in effetti erano due odori.
"Moony," Sirius esclamò eccitato appena iniziò a informare Lupin, cambiando rapido forma. "Il mare! Posso odorare il mare e un odore di sottofondo di gesso !"
Lupin sorrise appena la luce balenò negli occhi di Sirius, ricordandogli di quando erano più giovani. Era bello vedere salute e speranza tornare negli occhi dell'amico. "Così alla fine sono da qualche parte vicino al mare, disse Lupin pensieroso.
"Devono esserci," gridò eccitato Sirius. "Andiamo! Dobbiamo trovarlo prima che sia troppo tardi."
"Aspetta,"esclamò Lupin, vedendo che Sirius era sul punto di ritrasformarsi di nuovo. "Non sappiamo dove sono fermi. Solo che sono vicini al mare."
"Questo porta a lui," disse impaziente Sirius.
"Sirius, siamo su un'isola," gli rammentò Lupin con voce piana.
Sirius lo guardò sorpreso, per un attimo e poi la sua espressione si intristì appena si rese conto della verità nell'obiezione di Lupin. Sospirò triste e si accasciò in una vicina sedia.
"Cosa era l'altro odore?" chiese Lupin. "Gesso."
"Gesso," ripetè Lupin, sedendosi a sua volta. Prima pensò alle aule, siccome pareva che ai Babbani piacesse usare il gesso per i loro studenti, ma non si adattava bene con l'altro odore. A meno che la scuola non fosse sul mare. Sul mare…
"E' perfetto," esclamò Lupin, fronteggiando Sirius. "Moony?" chiese meravigliato Lupin.
"Le White Cliffs, Padfoot," propose Lupin. "Sono fatte di gesso! E sovrastano la Manica!" "Perfetto," esclamò Sirius con una smorfia.
Lupin rimase in piedi mentre Hedwig volava dentro passando dalla porta che avevano lasciato in parte aperta. Hedwig volò diretta da Sirius e posò una lettera nel suo grembo.
"Cosa dice?" gli chiese Lupin mentre Hedwig gufava triste e gonfiava le piume.
"E' di Dumbledore," gli disse Sirius. "Ha detto che Snape è andato. Dumbledore pensa che sia stato catturato da Tu-Sai-Chi, mentre probabilmente cercava di salvare Harry."
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Harry si svegliò dal torpore provocato dalla malattia per scoprire che non era stato tutto un sogno. L'insegnante che più odiava era venuto a salvarlo - ed era stato catturato a sua volta. La luce che baluginava dentro sembrava la stessa che c'era prima, così si immaginò di essere stato fuori combattimento per poco tempo.
"Finalmente sei sveglio, vedo,"gli disse Snape con tono di voce annoiata.
"Cosa è successo ?" gli chiese Harry, ancora confuso sui particolari.
"Sei stato così male da svenire," gli disse acido Snape, combattendo un'altra volta con i suoi legacci.
Per un istante Harry ebbe l'idea che Snape non fosse arrabbiato con lui, ma svanì nella delusione portata dalla sua malattia. "Come…"Harry iniziò a chiedere mentre iniziava a allungarsi verso il tipaccio che era tornato ad essere il suo professore, "Quanto… sono stato… svenuto?"
"Tutto il giorno," mugugnò Snape. "Stai giù, Potter. Vuoi ammazzarti ?"
"Tutto… il giorno," ripeté Harry, respirando con affanno. Smise di muoversi e guardò verso la luce debole, "Ma…. La luce… è come… c'era prima."
"E' il tramonto, Potter." Snape gli rispose irritato.
Harry sospirò, si riscosse, e iniziò a provare a muoversi verso Snape, di nuovo. Perlomeno era lì, e se solo poteva girare il suo corpo, presto sarebbe stato capace di raggiungere i legacci di Snape. "Pensavo d'averti detto di stare fermo, Potter," grugnì Snape con una voce che, in qualsiasi altra occasione, avrebbe fatto scavare una buca per nascondersi a Harry.
Harry si fermò per ansimare un attimo e cacciò un lamento. Non stava affatto bene. Sapeva di essere parecchio malato, ma almeno lo stomaco contorto gli evitava di avvertire la fame che lo perseguitava da un tempo che pareva infinito. "Lo …hai fatto…" disse in un respiro Harry, sentendosi come se potesse star male in ogni momento. Invece di continuare la sua risposta, Harry decise di continuare a muoversi e finalmente raggiunse il professore. "Dove… I legacci?" gli chiese Harry, desiderando di essere ancora con quei Dursley per la prima volta nella sua vita.
"Potter," Snape aveva la voce che suonava come se non volesse altro che strangolare il suo giovane studente, ma si mosse in modo che le mani di -Harry, che stringevano, potessero trovare i legacci. Quando Harry ebbe allentato abbastanza dei nodi tanto che Snape poté muoversi di nuovo, questi iniziò a borbottare parole di delitti e torture. Sfortunatamente, Harry non poteva più dire chi erano e perché ce l'avevano con lui. Era così stanco e aveva freddo. Harry tremò e si concentrò sul tenere lo stomaco dove Dio lo doveva aver messo. Gemette quando Snape lo voltò sulla schiena. Snape imprecò sentendo la pelle di Harry che scottava, "Muoviti, Potter. A meno che non preferisca restare qui e morire lentamente."
"Sembra proprio una buona idea…" rispose flebile Harry.
Snape imprecò ancora e sollevò Harry tra le braccia. "Professore," Harry lo chiamò appena un' improvvisa ondata di nausea lo stava sopraffacendo, "Sto per vomitare!"
"Non provarti a farlo sopra di me, ragazzo,"disse Snape con tono di voce fermo, mentre si affrettava verso l'entrata.
Una volta fuori, Snape sdraiò Harry e lo aiutò a vomitare nella sabbia. Harry pensò dopo tutto che Snape poteva essere davvero simpatico, quasi quanto un padre, mentre lo sorreggeva e gli puliva la faccia. "Grazie," gli disse Harry, flebile.
"Può darsi che sarai attento alle mie lezioni d'ora in avanti, Potter," gli disse Snape rendendogli gli occhiali. Era buio ora, ma Harry riuscì a mettersi in piedi con l'aiuto di Snape. Appoggiandosi pesante su Snape, iniziarono a defilarsi insieme, mentre per la prima volta da quando Snape lo aveva trovato, si chiedeva cosa stesse succedendo. "Profes-," Harry iniziò a parlare, quando un'improvvisa oscurità iniziò a sopraffarlo.
"Potter," sentì gridare Snape appena lui sentì che scivolava a terra. Harry colpì la sabbia soffice e si meravigliò rapido dello sguardo preoccupato di Snape, mentre l'oscurità alla fine lo riprendeva ancora una volta.