LA GRANDE FUGA
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LA GRANDE FUGA - HARRY POTTER E LA GRANDE FUGA di AngelZash, tradotto da Cuccussette e Amelie Genere: Azione, avventura, angst Età consigliata: da 14 anni in su, per situazioni di angoscia e un poco di violenza.Oggi è AU. Ha come sequel IL LABIRINTO DEL DANNATO
leggi qui l'originale.
http://www.fidelus.org/GuestAuthorsA-F/AngelZash/AngelZash.htm
IL RAPIMENTO - 1 The Kidnapping
Harry fissò arrabbiato il cugino, o meglio, la porta chiusa che lo separava da Dudley, mentre questi continuava a sbattere sulla sua porta e a minacciarlo. L'estate non era andata bene per Harry e questa era solo l'ultima delle volte che il cugino lo minacciava. L'estate era inziata come al solito, solo ora suo zio si era arrabbiato poiché l'aveva svegliato nel mezzo della notte, durante un incubo. Riviveva la morte di Cedric almeno una volta alla settimana, senza la presenza rassicurante di Dumbledore che tenesse lontani quei ricordi. Non poteva narrare alla zia o allo zio dei suoi sogni; non avrebbero mai compreso. Lo avrebbero di certo colpevolizzato di esser sopravvissuto.
Come se non bastasse, Dudley era tornato a casa con una cotta. Non è che se ne era venuto a casa con una ragazza vera, ma piuttosto era una storia su una bella ragazza che aveva visto. C'era da supporre che, obeso, non avesse mai perso molto perso con le tante diete forzate, né avesse mai pomiciato con una ragazza.
"Oooh... il mio bambino è tutto cresciuto," aveva strillato Zia Petunia quando Dudley aveva annunciato il fatto ala fine della cena della prima notte che Harry era tornato. Zio Vernon aveva dato una pacca nella schiena con esultanza, "Questo è il mio ragazzo! Un ammazza femmine proprio come papà!"
Harry si era dovuto combattere per non spiaccicare le patate schiacciate sul naso. Solo il pensiero di Dodley con una ragazza era ridicolo. Dudley aveva visto i singhiozzi soffocati e gli occhi sbarrati.
"Geloso? Scommetto che non ne puoi avere una," sbottò verso Harry, sbuffandogli.
Harry pensò per un attimo che pareva che temesse che LUI dicesse d'avere una ragazza.
"Ovvio che non può," rivelò Zio Vernon,"Chi vorrebbe un piccolo spaventapasseri freak come lui ?"
La rabbia attraversò Harry , che la nascose prendendo un altro morso di patate e andandosene ignorando la famiglia. Dudley non era soddisfatto da questo e continuò a insultare Harry giorno dopo giorno, quando non vaneggiava della ragazza. Se l'era presa così tanto che Harry dubitò davvero che Dudley avesse una ragazza, non importa se era una ragazza che voleva aver qualcosa a che fare con lui.
Un giorno, un paio di settimane dopo che era iniziata l'estate, Harry ne ebbe abbastanza del bullismo del cugino e decise di dirgli esattamente quello che pensava. "Ovvio che non ho una ragazza," strillò Harry al sorpreso Dudley. "Ho di meglio da fare col mio tempo che dare appuntamenti a una ragazza che ama più la mia fama nel mondo stregonesco di me! E penso che tu non ce l'hai. Probabilmente nemmeno le hai mai parlato e se lo hai fatto, al massimo ti avrà voltato le spalle!"
Harry era piuttosto convinto di essere stato, per la prima volta nella sua vita, vendicativo, mentre dava un'occhiata piena di significati alla rabbia di Dudley. Dudley sembrò shockato, poi la faccia si piegò per la rabbia e l'odio, prima di sorridere in modo crudele. "Mamma! Mamma! Harry ha detto che non posso avere una ragazza!..." Dudley strillava mentre camminava con le gambe come i paperi, più svelto che poteva, parecchie lacrime che rotolavano sul viso.
E così fu che Harry venne sbatacchiato contro il muro prima di essere rinchiuso nella sua stanza. Anche Hedwig fu chiusa nella sua gabbia e le inferriate che i Weasley avevano strappato l'estate prima del secondo anno di scuola furono rimpiazzate. Dudley divenne un visitatore abituale, minacciava Harry dalla porta, assaporando il piacere che, se Harry avesse risposto per le rime, Zio Vernon sarebbe tornato a <occuparsi> di Hedwig. Harry guardò Hedwig e tremò al pensiero. Sapeva che era solo questione di tempo prima che qualcuno venisse a cercarlo, ma Hedwig al momento era la sua unica amica. E anche se non la fosse stata, le voleva bene. Stava con lui da quando aveva scoperto di essere un mago. Odiava il pensiero di perderla. Il ricatto del suo padrino non funzionava più, dato che i Dursey credevano che non poteva contattarlo e avevano deciso che nemmeno lui poteva. Harry sapeva che adesso era nei guai e sperava solo che Ron, Hermione o Sirius si accorgessero che qualcosa stava andando storto. Quella era la sua unica speranza. Harry singhiozzò mentre si rannicchiava nel letto. Zia Petunia chiamò Dudley per cena e lo stomaco di Harry mugugnò per la fame. Sapeva che Zia petunia non gli avrebbe dato da mangiare fino all'indomani mattina, ma sperava in un po' di pietà comunque. Si sdraiò nel letto e guardò il cielo oscurarsi al tramonto. I suoi compiti erano già finiti siccome gli erano stati lasciati i suoi libri e aveva così tanto tempo a disposizione, così non gli era rimasto altro da fare che parlare a Hedwig e guardare il tramonto. Ascoltò i Dursley finire di guardare i loro programmi in TV della sera e andarsene a letto, con un ultimo insulto da parte di Dudley. Non era stanco, solo annoiato, così decise di scrivere un'altra lettera a uno dei suoi amici. Senza altro da fare, Harry iniziò a scrivere lettere ai suoi amici e al suo padrino. Dopo due settimane di prigionia, era tutto quanto poteva fare per intrattenersi e così le lettere si erano trasformate piuttosto in pagine di diario. Harry aveva appena iniziato a scrivere quando un orribile rumore di cose rotte risuonò per la casa, sommergendo anche il forte russare di Zio Vernon.
"Cosa," gridò Zio Vernon mentre Harry lo sentì balzare sul pavimento. Zia Petunia iniziò a urlare e una voce calma e bassa di tono disse, "Crucio!"
Harry sentì Zio Vernon iniziare a gemere e corse a prendere la sua bacchetta. "Alohomora," gridò, aprendo la gabbia di Hedwig e ondeggiando mentre lei volava stiracchiandosi fuori dalla gabbia. Si voltò a fronteggiare la porta quando sentì un magnifico CRASH che fece zittire ogni altro rumore all'improvviso. Un sorriso perverso gli attraversò la faccia mentre immaginava Dudley svenuto sopra i suoi zii, ma scomparve subito, appena sentì i passi avvicinarsi alla sua stanza. "Trova Sirius" disse al gufo che s'era azzittito. Hedwig sembrò capire e volò via dalla stanza in un improvviso vortice di piume appena la porta si aprì. Grida spezzate arrivavano dall'ingresso mentre Harry corse verso il Mangiamorte che stava sulla soglia.
"Expelliarmus,"urlò Harry appena lo stregone oscuro portò la bacchetta alta per lanciare. La bacchetta volò via dalla mano e Harry fece seguire un altro incantesimo. "Impedimenta!"
L'uomo cadde indietro mentre veniva sorpassato da Harry e da quattro Mangiamorte. Corse fuori alla luce delle stelle prima che i Mangiamorte riuscissero a raggiungerlo. Un"Crucio" ben piazzato colpì la sagoma di Harry, che andava a zig zag, e cadde a terra urlando. Un altro incantesimo e fu legato stretto. "Aiuto," gemette Harry, rantolando nel vedere il segno del Marchio Oscuro sollevarsi nelle tenebre, sopra la casa della signora Figg. Gridò anche più forte mentre il segno appariva anche sulla sua casa, proprio un attimo prima che un altro incanto lo spedisse in un'oscurità ancora più fonda.

LA REAZIONE - The Reaction
Arthur Weasley rimase in piedi a guardare gli uomini del St Mungo mentre finivano di preparare I Dursley per trasportarli in ospedale. Tutti e tre avevano subito la Maledizione Cruciatus parecchie volte prima che Dudley perdesse conoscenza e crollasse sui più vecchi Dursley, spiaccicandoli e tramortendoli pure loro. Il signor Weasley suppose che fosse stato quel fatto a salvare la famiglia; gli assalitori dovevano aver pensato che il cuore del ragazzo si fosse spezzato e avesse ammazzato i genitori cadendo loro addosso. Il signor Weasley sghignazzò, il ragazzo era solo svenuto e suo padre era andato al tappeto quando la mole da balena assassina del figliolo era caduta addosso. La sua faccia divenne terrorizzata di nuovo mentre ricordava gli aspetti più tristi del salvataggio dei Babbani. La signora Dursley si era rotta la schiena nella caduta e tutti e tre erano feriti in modo serio dalle maledizioni stesse. Tutto questo era avvenuto per un principio che il signor Weasley trovava sia frustrante che doloroso. Harry Potter stava mancando da una casa che, al momento, aveva un Marchio Oscuro che gli fluttuava sopra e quella gente erano l'unico vero indizio per ritrovarlo. Disgraziatamente, fino a quando non si svegliavano, il Ministero aveva come unica traccia su quanto era avvenuto il Marchio Oscuro nel cielo. Il signor Weasley sospirò, aveva già dato una mano per aiutare il vicinato Babbano e ora si chiedeva cosa avrebe detto la sua famiglia. Ron sarebbe stato particolarmente affranto a sapere cosa era accaduto al suo migliore amico. E anche Ginny, che aveva da anni una cotta per quel ragazzo, anche se Harry, un tipico adolescente, non se ne era accorto. Molly sarebbe stata abbattuta a sua volta, lei considerava Harry come un altro figlio. In effetti, tutta la famiglia lo aveva adottato.
"Scusami" disse un giovane mago, mentre recuperava dalla camera la sacca di Harry, che conteneva tutti i suoi beni materiali. "Sono tutte le cose di Harry?" gli chiese il signor Weasley.
Lo stregone lo fissò sorpreso per un istante,"Sì, credo di sì, ma - "
"Le prenderò," affermò il signor Weasley, deciso. Il giovane uomo parve un attimo incerto prima di cedere la sacca,"Certo, signore."
Il signor Weasley tornò a casa un'ora dopo. Ron guardò curioso la sacca che il padre aveva con sé.
"Cosa c'è nel sacco, papà?" chiese Fred anticipando Ron.
"Pare la sacca di Harry," disse Ron, sentendo come un proiettile alla bocca dello stomaco.
"Yeah, è proprio quella," si accodò George, la voce che prendeva un tono acuto e arrivava dalla cucina.
"Harry? C'è Harry, babbo ?" chiese Ginny arrivando, la mamma dietro a lei.
Il signor Weasley guardò con tristezza la moglie e con gentilezza rispose ai figli,"Harry non è qui. Non sappiamo dove è."
Un silenzio innaturale regnò in cucina per un attimo, prima che la signora Weasley chiedesse, "Che cosa è successo, Arthur?"
"I Mangiamorte hanno attaccato casa sua la scorsa notte. Non ci sta traccia di Harry, ma la sua famiglia è al St Mungo dopo essere stata torturata con la Maledizione Cruciatus." Disse loro il signor Weasley.
La signora Weasley ansimò mentre Ginny iniziava a piangere. I gemelli si guardarono depressi e Ron abbassò la testa così da non lasciar vedere il viso. "Lui è .." iniziò calmo Ron.
"Non lo sappiamo," rispose il signor Weasley, "E' scomparso, tutto qui."
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Snape si affrettò verso gli uffici di Dumbledore, le tuniche che gli svolazzavano dietro mentre camminava. Dumbledore gli aveva mandato un messaggio poiché necessitava di vederlo con urgenza e, a quel punto dell'anno poteva voler dire una sola cosa, Voldemort. Si fermò solo l'istante di sussurrare la parola d'ordine alla gargolla di pietra che conduceva all'ufficio di Dumbledore, e poi salì su. Montò le scale e fu nell'ufficio affollato. Hagrid e la McGongall erano sorpresi quanto Snape. "Cosa succede," chiese con voce ferma.
"Ah, Severus, sei arrivato," disse una voce stanca che Snape riconosceva da almeno quattordici anni.
"Ora ci dirai cosa non va, Albus," chiese impaziente la McGongall.
"Sì, ora che Severus è qui, posso dividere con voi tutti le mie notizie pesanti," disse serio Dumbledore. Fece una pausa e trasse un respiro profondo. "La scorsa notte Voldemort ha attaccato di nuovo. Ha ammazzato Arabella Figg e ha torturato la famiglia Babbana con cui Harry vive." Di nuovo si interruppe, pensando a come andare avanti.
"Harry è morto?" tuonò Hagrid con piena voce. La sua faccia era bianca sotto la barba e gli occhi erano sgranati.
Snape sperò che Hagrid non iniziasse ad avere i ginocchi che non reggevano proprio ora, non c'era abbastanza spazio nell'ufficio di Dumbledore per crollare in tutta sicurezza. "Non lo sappiamo, Hagrid," rispose Dumbledore. "Non c'è traccia di Harry. Ci sono segni di lotta nella sua camera e può essere rintracciato un basso livello di magia impiegato, ma nessuno del vicinato ha visto niente di quanto è accaduto. Uno si è svegliato sentendo urlare, ma dice poco."
"Così lo stupido ragazzo si è fatto prendere," disse retorico Snape, le labbra arricciate dal disgusto.
Dumbledore annuì e guardò la McGongall sedersi nella sedia più distante da Hagrid, se possibile.
La bocca di Snape si torse in un fantasma di sorriso mentre faceva caso e si chiedeva se avesse potuto fare altrettanto. Hagrid adesso pareva poter crollare da un momento all'altro. "Povero Harry," pianse Hagrid, e si avviò a una sedia che pareva poterlo reggere. Arrivato, si tenne la testa e singhiozzò, "Era troppo giovane per morire!"
"Non sappiamo se è morto, Hagrid," gli disse sicuro il Preside. I tre professori lo fissarono sorpresi...
"Non pensi sul serio che lasceranno vivere Harry?" chiese incredula la McGongall. "Mi rifiuto di credere che Harry sia morto, se non ho prove," le disse Dumbledore.
"Ma quando mai avremo prove?" gli chiese lei, "Nessuno tra quanti sono scomparsi dopo attacchi è stato mai più visto."
Dumbledore apparve stanco e sospirò, "Vedremo."
"Vedrò cosa riesco a scoprire," gli disse svelto Snape.
Dumbledore lo contemplò sorpreso, poi annuì. A quel gesto, Snape scappò dalla stanza stringendosi il braccio sinistro. "Cretino di un Potter. Ci farà ammazzare tutti in questo modo," borbottò cupo Snape mentre andava a rispondere al richiamo del suo padrone.
LA MOTIVAZIONE - The Why
Snape rimase fermo a esaminare le carcasse dei cinque uomini che si erano presentati come Mangiamorte, nonostante fosse attento a non perdere mai di vista l'Oscuro Signore. Voldemort camminava in cerchio attorno ai corpi, fissando i suoi servitori con occhi rossi pieni di ira. Attendeva una risposta alla domanda, "Chi erano questi uomini ?" Gli uomini non apparivano familiari a Snape e, come qualcuno aveva immediatamente voluto dire, nemmeno loro sapevano chi fossero. Voldemort stava diventando sempre più arrabbiato ad ogni momento e non c'era alcuno che potesse calmarlo. E se ci fosse stato, nessuno poteva avvicinarsi a lui, arrabbiato com'era. Quei pazzi avevano pensato di ingraziarsi a Voldemort catturando Harry Potter. Anche se era un buon piano, si erano confusi assai quando prima avevano nascosto Harry per contrattare e poi avevano contrattato con lo stesso Oscuro Signore. Ancora, avrebbero potuto salvarsi se solo avessero rivelato a Voldemort cosa volevano invece di farsi prendere dal panico e attaccarlo. Snape aveva cambiato idea, erano quei pazzi morti che lo avrebbero fatto uccidere.
"Crucio," Voldemort sorprese tutti maledendo all'improvviso Malfoy. Malfoy gridò e cadde contorcendosi sul pavimento. Voldemort non lo lasciò andare per un minuto intero. "Una domanda più facile, allora," proseguì Voldemort come se lì non ci fosse un uomo che annaspava e tremava sul pavimento. "Come hanno spezzato le difese attorno a Harry Potter? Dove hanno conosciuto i miei contatti ?" Di nuovo, nessuna risposta. Questa volta, comunque, la sensazione era permeata dalla paura portata dai gemiti di Malfoy, che ancora si udivano. "Non so," chiese Voldemort, piyttosto annoiato. Alzò la bacchetta di nuovo e tanto per noia, maledisse pure McNair. "Trovateli," Voldemort lo malesisse duramente. "E portatemi Harry Potter."
I Mangiamorte annuirono e scomparvero uno dopo l'altro finché solo Codaliscia e Snape rimasero con l'Oscuro Signore. "Sì, Professor Snape," disse Voldemort, chiaramente ancora arrabbiato.
"Posso dare un'occhiata più approfondita, Mio Signore?" chiese Snape, più ossequioso che poteva.
"Perché?" chiese Codaliscia, chiaramente sorpreso che qualcuno avesse voluto restare vicino all'Oscuro Signore più a lungo del necessario. "Pazzo," Voldemort se la prese con lui.
Sia Codaliscia che Snape si ritrassero, incerti su chi fosse oggetto dell'ira. "Desidera guardare i cadaveri per soddisfare al meglio i miei desideri. "
Voldemort si voltò verso Snape, voltandosi da Codaliscia. "Puoi avvicinarti."
Snape annuì e lento si avvicinò ai corpi. Con calma iniziò a frugare nelle loro tasche per un indizio di qualsiasi genere. Non trovò niente fino a quando non giunse al quarto. Dentro il taschino aveva una serie di direzioni. Esse erano per lo più scolorite, ma Snape osservò abbastanza da poter pensare che potessero significare i nomi di alcuni colli. Questo, abbinato con l'odore e la sensazione dell'acqua salata, portarono Snape a credere di poter trovare Harry. O al limite, quello era un indizio.
"Hai trovato qualcosa?" La voce impaziente di Voldemort interruppe i pensieri di Snape.
"Sì, Mio Signore," rispose alzandosi e voltandosi a fronteggiare Voldemort, "Credo di aver qualcosa." chinò lievemente la testa, "Con permesso, cercherò di seguire l'indizio. "
" Voglio risultati, Snape, e rapidi." Rispose l'Oscuro Signore, come un'intimidazione. Snape si teletrasportò appena Voldemort gli ebbe voltato le spalle.
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Harry si svegliò per trovarsi legato in una caverna molto buia e umida. Da quello che pareva rumore di onde, decise che doveva essere da qualche parte vicino al mare. C'era una piccola luce argentea che filtrava attraverso l'oscurità, indicava a Harry che era giorno, ma a parte quello, non aveva cognizione di dove fosse e di cosa gli fosse successo. Non poteva vedere molto a causa del buio, comunque non ci mise molto a stabilire due altri dettagli della sua condizione. Prima di tutto sembrava che fosse solo, ma non poteva essere del tutto sicuro di questo, e secondo, in qualche maniera aveva perso gli occhiali.
"Ciao," Harry chiamò nella fitta oscurità. Nessuna risposta, se non l'infrangersi delle onde. Harry sospirò e cercò di agitarsi con le corde un po', ma erano troppo strette e troppo ben legate per sciogliersi con tanta facilità. Così alla fine si rilassò e attese per vedere cosa sarebbe accaduto poi. Forse qualcuno sarebbe potuto venire ad aiutarlo…